La censura su Facebook (come su tutti i Social Media) è una regola della comunicazione, non un’eccezione; con 12 esempi recenti

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Stupisce che molti si stupiscano per il fatto che l’azienda Facebook, come tutte le industrie per la commercializzazione del Social Networking, può censurare (e quindi censura) di continuo e a suo piacimento i contenuti che gli utenti vi pubblicano.

Dal Corriere della Sera al Sole 24 Ore ai maggiori giornali e siti di tutto il mondo, molti paiono improvvisamente colpiti dal fatto che la ricchissima impresa statunitense ha appena censurato la più simbolica tra le immagini sulla guerra del Vietnam, quella che è sempre stata la più efficace nell’evocare la pratica dei bombardamenti al napalm effettuati dall’aviazione degli Stati Uniti ai danni anche della popolazione civile.

Tale scelta censoria viene raccontata volentieri come una gaffe occasionale e quasi come una forma di svista involontaria. C’è chi evoca dunque un fantomatico algoritmo o qualche macchina che agirebbe da sola (come uno spiritello dispettoso) quasi per suggerire che al management aziendale non si potrebbe muovere colpa per tali censure.

In realtà: la censura sistematica è una regola di base per questa impresa (così come avviene in tutte le aziende che commercializzano il Social Networking). La censura è parte integrante del modello di business nei New Media, come probabilmente è inevitabile che sia affinché possano funzionare per quello che sono (imprese di servizi ad alto profitto).

Il loro scopo, in quanto media commerciali, è infatti solo quello di produrre il massimo reddito (obiettivo che paiono raggiungere spesso) e non certo quello di favorire la libertà d’espressione. Il fatto che gli utenti vi immettano constantemente testi e immagini è solo un modo strumentale per ottenere facilmente contenuti senza pagarli.

Percorrendo anche appena superficialmente la rete, si scopre infatti che i temi cancellati unilateralmente dall’azienda Facebook sono i più diversi. C’è solo l’imbarazzo della scelta, anche rimanendo solo ai casi più recenti; e si tratta appena appena di uno spiraglio minimo, particolarmente evocativo ma appunto minimo.

Ne riporto qui di seguito un piccolo elenco di alcuni tra i più recenti (principalmente nel 2016) linkando per ciascuna censura qualcuna delle molte fonti autorevoli che ne danno testimonianza:

  1. Le foto delle mamme che allattano i propri bambini sono censurate da anni da parte di Facebook, anche se forse attualmente alcune di queste immagini non vengono cancellate immediatamente (a certe condizioni) e comunque viene mantenuta una costante disposizione in questo senso, per cui si torna a censurarle almeno ogni tanto da sempre, pare per il fatto che fanno riferimento alla fisicità femminile.
  2. Una campagna per la prevenzione delle malattie a diffusione sessuale, proposta sul sito dell’Università di Chicago nella forma di un video d’animazione sull’uso del condom femminile, viene censurata da Facebook nel 2014; pare per il fatto di parlare di sesso (femminile).
  3. Il Club Tenco (per la canzone d’autore) e il disegnatore Milo Manara vengono censurati da Facebook nel maggio 2015; pare a motivo di un loro manifesto, peraltro regolarmente affisso per le strade di Sanremo (Italia) in quanto il loro lavoro è considerato promotore di prodotti o servizi per adulti finalizzati al miglioramento delle prestazioni sessuali (fatto che pare sia da censurare).
  4. Alcuni giornalisti provenienti direttamente dall’interno dell’Azienda hanno diffuso nel 2016 vari dubbi sul fatto che le particolari modalità di selezione delle Trending News rilasciate dall’Azienda Facebook stessa possano di fatto ridurre artificialmente la rilevanza delle notizie che riguardano i politici conservatori; anche se altre fonti ufficiali dalla casa madre hanno dichiarato che tutto dipende solo dai loro algoritmi di selezione. Comunque: la questione viene presa sul serio dal Senato degli Stati Uniti.
  5. La newyorkese Francie (nome proprio) viene censurata da Facebook nel marzo 2016 per avere pubblicato una sua immagine in cui partorisce in casa, pare per il fatto che tale comportamento è contrario al comune senso del pudore.
  6. Il noto fotografo tedesco-internazionale Helmut Newton viene censurato da Facebook, eliminando le sue foto presentate in una mostra d’arte aperta al pubblico a Venezia, nell’aprile 2016, sempre per motivi di pruderie.
  7. Le fotografie che presentano l’attrice e modella statunitense Tess Holiday (vestita) vengono censurata nel maggio 2016, pare per il fatto che la ragazza viene ritenuta troppo grassa.
  8. Molte pagine del gruppo GayStream.info vengono censurate, pare per il fatto che definiscono l’Islam come “religione omofoba”, nel giugno 2016.
  9. L’artista disegnatore e fumettista italiano Zerocalcare, nome d’arte di Michele Rech, viene censurato da Facebook nel luglio 2016 per un post in cui commenta fatti relativi al G8 di Genova del 2001, attitudine che viene ritenuta esecrabile da Facebook.
  10. Daniele Vicari, regista cinematografico italiano, viene censurato da Facebook nel luglio 2016, pare in relazione a un post dove argomenta i motivi di alcune sue scelte registiche.
  11. Nell’agosto 2016 il religioso fiorentino Izzeddin Elzir viene censurato da Facebook per avere pubblicato una foto di suore cattoliche che camminano a piedi nudi in pubblico, con il loro abito rituale, in riva al mare; pare che la censura nasca dal fatto che la foto (senza didascalie) può ricordare esecrabilmente l’abito-costume indossato talvolta da alcune donne arabe (il leggendario burkini).
  12. Quindi torniamo a quest’ultimo caso citato all’inizio (in attesa del prossimo, a breve) relativo al settembre 2016 in cui Facebook censura appunto la più famosa fotografia simbolo della guerra nel Vietnam, che compare da decenni su innumerevoli giornali nel mondo, dove ci sono dei bimbi che corrono piangendo per le ustioni ricevute da un bombardamento al napalm. Il pretesto è che si tratterebbe di una foto in cui la vittima non si è rivestita.

 

Non entro nel merito relativo alla questione se i censurati sono dei Cattivi oppure sono dei Buoni.

Ricordo tuttavia che tali interventi di censura non rappresentano affatto dei casi isolati, bensì una strategia sistematica e pubblicamente dichiarata, messa in atto da appositi uffici interni alle aziende di networking.

Avviene infatti che,  giorno e notte, ci sono numerose persone (per lo più operatori precari) che operano in uffici specializzati presso queste aziende con il solo scopo di sottoporre a puntuale censura i post più diversi. Le modalità di questa pratica costante si possono approfondire consultando le inchieste sul tema realizzate da autorevoli fonti come ad esempio Wired o Linkiesta.

Per quello che ho potuto capire dalla consultazione delle fonti citate, i contenuti censurati sembrano essere meno inquietanti di alcuni tra quelli proposti da tanti haters e trolls o da tanti politici particolarmente aggressivi o volgari, che però non pare vengano censurati altrettanto spesso e volentieri.

Non saprei dire, sui due piedi, se Facebook e le aziende analoghe fanno bene o fanno male a esercitare tale loro censura costante, puntuale, quotidiana e vagamente asfissiante. Ma è un fatto che pare lo facciano in molti, senza una vera possibilità di controbattere da parte degli autori-fornitori dei contenuti improvvisamente cancellati.

Non ho idea di quante altre censure siano intervenute nel recente passato o intervengano quotidianamente da parte delle varie aziende che operano facendo business grazie alla comunicazione e alla libera espressione delle opinioni, ovvero utilizzando come proprio valore di scambio i contenuti forniti gratuitamente dai propri utenti.

Non provo nemmeno a fornire un elenco delle innumerevole altre notazioni del genere, con riferimento a Facebook o ad altre aziende simili, riportate sui giornali internazionali, specie negli Stati Uniti, su censure analoghe. Ognuno potrà facilmente sbizzarrirsi ad allargare la rilevazione in materia su internet, per conto proprio e a proprio piacimento, con grande facilità.

 

Conclusione

 

Si parla volentieri di New Media e alcuni hanno riposto in tali New Media grandi speranze, ma in effetti la costante presenza della censura e il fatto che questa interviene unilateralmente, cioè arbitrariamente, sui temi più disparati e da parte di gruppi finanziari dal notevole potere economico, contro cittadini che di potere ne hanno invece molto poco, suona  decisamente very Old (come Media).

Un suggerimento che mi permetto infine di offrire, pure rendendomi conto che si tratta di un atteggiamento Old Fashion invece che New e quindi forse censurabile (chi lo sa?) è quello di ispirarsi, per migliorare le cose, a un vecchio testo, bello e famoso e magari persino commovente, il quale tra l’altro è un classico Americano, che dice:

Congress shall make no law respecting an establishment of religion, or prohibiting the free exercise thereof; or abridging the freedom of speech, or of the press; or the right of the people peaceably to assemble, and to petition the Government for a redress of grievances.”

In Italiano suonerebbe più o meno: “Il Congresso non promulgherà leggi per il riconoscimento ufficiale di una religione, o che ne proibiscano la libera professione, o che limitino la libertà di parola, o di stampa; o il diritto delle persone di riunirsi pacificamente in assemblea, e di fare petizioni al governo per la riparazione dei torti.”

Si tratta di un testo stimolante, che compare spesso nei film e nei telefilm statunitensi, per tranquillizzare gli spettatori di media. Questo emendamento interviene a proteggere i Buoni dai sopprusi dei Cattivi; almeno alla televisione e al cinema.

Benché, come va sottolineato per correttezza, sia chiaro che questo vecchio e caro testo si riferisce solo ai liberi cittadini degli Stati Uniti e non alle aziende private quotate in borsa.

Comunque: da un punto di vista descrittivo, questi fatti succedono continuamente. Speriamo che le cose possano migliorare in futuro.

 

 

 

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