Cognitivo-Comportamentale: 11 articoli Top nel Secondo Novecento

 

L’indirizzo psicologico dominante in psicologia, cui si fa sempre maggiore riferimento da metà del Novecento fino ad oggi, è quello che viene indicato come cognitivo-comportamentale (più o meno).

Ma quali sono i saggi o gli articoli fondamentali per tale indirizzo? Conoscere i lavori più importanti può aiutare gli psicologi nella scelta relativa a che cosa studiare. Potrebbe cioè migliorare la qualità del lavoro psicologico.

I contributi principali della psicologia cognitivo-comportamentale sono di particolare rilievo anche perché il riferimento cognitivo-comportamentale pare oggi plebiscitario non solo nell’ambito della formazione e della ricerca universitaria, ma anche nell’ambito della professione; pure nelle sue varie forme applicative: dall’educazione alla terapia, dal counseling alle comunicazioni e così via.

I pareri su quali siano gli articoli Top possono essere discordi, ma si può utilizzare il sistema indiretto del Citation Impact. A sua volta, il Citation Impact è decisamente assai discutibile da molti punti di vista, ma ci permette comunque di produrre una specie di Hit Parade indiziaria per gli articoli più gettonati all’interno del sistema degli articoli stessi.

Si occupano di identificare simili Top Articles tre autori: Kit W Cho, Chi-Shing Tse e James H. Neely; rispettivamente della: State University of New York (Cho e Neely) e della Chinese University of Hong Kong (Tse). L’articolo (i cui riferimenti esatti sono qui oltre) è uscito da un paio d’anni, ma i dati cui si riferisce sono quelli.

L’impegno per produrre il lavoro è stato notevole e al momento non conosco ulteriori aggiornamenti. Gli autori si basano sull’analisi delle citazioni relative a oltre 85.000 articoli pubblicati tra il 1950 e il 2004, in quelle che ritengono siano le 56 principali riviste di psicologia. All’interno di tale serie, dichiarano: “Abbiamo individuato un totale di 500 articoli di psicologia cognitiva comportamentale che si classificano nel primo 0,6%, per ogni quinquennio, in termini di citazioni medie per anno utilizzando il Web of Science”.

Nell’articolo, cui rimando per ogni approfondimento, sono descritti molti altri dettagli. Qui riporto gli 11 articoli che sono risultati i più citati in assoluto, nell’arco di ciascun quinquennio, per tutto il mezzo secolo abbondante che va dal 1950 al 2004. L’elenco preciso degli articoli stessi, per chi volesse vederli direttamente e personalmente, è indicato in questa tabella sintetica:

 

Autore  Titolo Rivista Anno Quinquennio
Fitts, PM The information capacity of the human motor system in controlling the amplitude of movement Journal of Experimental Psychology 1954 1950-1954
Miller, GA The magical number 7, plus or minus 2: Some limits on our capacity for processing information Psychological Review 1956 1955-1959
Conrad, R Acoustic confusions in immediate memory British Journal of Psychology 1964 1960-1964
Sternberg, S Discovery of processing stages: Extensions of Donders’ method Acta Psychologica 1969 1965-1969
Craik, FIM; Lockhart, RS Levels of processing: A framework for memory research Journal of Memory and Language 1972 1970-1974
Nisbett, RE; Wilson, TD Telling more than we can know: Verbal reports on mental processes Psychological Review 1977 1975-1979
Treisman, AM; Gelade, G Feature-integration theory of attention Cognitive Psychology 1980 1980-1984
Biederman, I Recognition-by-components: A theory of humanimage understanding Psychological Review 1987 1985-1989
Johnson, MK; Hashtroudi, S;Lindsay, DS Source monitoring Psychological Bulletin 1993 1990-1994
Levelt, WJM; Roelofs, A; Meyer,AS A theory of lexical access in speech production Behavioral and Brain Sciences 1999 1995-1999
Coltheart, M; Rastle, K; Perry, C;Langdon, R; Ziegler, J DRC: A dual route cascaded model of visual wordrecognition and reading aloud Psychological Review 2001 2000-2004

 

L’elenco riportato può riuscire di qualche utilità per aggiornare, o per istruire, gli psicologi. Tuttavia ne derivano anche alcune considerazioni.

Queste hanno carattere indiretto, dato che la selezione dei lavori di riferimento è piuttosto accademica. Ma non manca di interesse per tutti gli psicologi, specie se si considera che la formazione di tutti gli psicologi, compresa la loro stragrande maggioranza (che si occupa di psicologia applicata nella professione) è appunto una formazione accademica. Alcuni elementi di riflessione:

  • Si tratta pressoché esclusivamente di articoli riferiti alla ricerca sperimentale di base.
  • Gli autori degli articoli sono quasi esclusivamente professori universitari angloamericani.
  • Prevalgono largamente (è un eufemismo) gli autori di sesso maschile.
  • I temi della psicologia come professione o come applicazione o come psicotecnica sono virtualmente ignorati. Ciò potrebbe dipendere dal fatto che c’è un maggiore interesse per la psicologia sperimentale; ma certo implica che la professione o l’applicazione o la psicotecnica sono considerate una cosa diversa e separata rispetto alla psicologia sperimentale o accademica o scientifica.
  • Più in generale: è evidente che gli articoli che studiano la professione o l’applicazione o la psicotecnica vengono citati solo marginalmente (ammesso che siano citati in qualche modo) nell’ambito della formazione di base degli psicologi.

Una domanda finale, più in generale:

  • Quanti tra gli psicologi italiani (ma anche tra gli psicologi professionisti negli Stati Uniti o nel resto del mondo) hanno mai letto anche uno solo di questi articoli? Ivi compreso il “Magico numero 7”, al di là delle non poche sue citazioni-di-citazioni fatte per sentito dire e generalmente a sproposito?

L’articolo su cui studiare i dati originali e per approfondire è: Cho, Kit W; Tse, Chi-Shing; Neely, James H. (2012). Citation rates for experimental psychology articles published between 1950 and 2004: Top-cited articles in behavioral cognitive psychology. Memory and Cognition, 40(7), 1132-1161.

Si noti che, benché nel titolo venga aggiunto il riferimento alla “experimental psychology” nella realtà del testo gli autori sostengono invece, più in generale: “we selected as potential candidates for inclusion in our sample all journals that we believed publish a substantial number of peer-reviewed ‘cognitive’ articles.” Infatti ci sono anche riviste quali: American Psychologist o Psychological Inquiry.

 

 

Aggiungi ai preferiti : Permalink.

Commenti chiusi