L’inquinamento si vince con l’esorcismo

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Credits : William Friedkin’s – The-Exorcist, 1973

 

Se ci basiamo sui dati oggettivi disponibili: il blocco del traffico è evidentemente inefficace per fermare l’inquinamento atmosferico. Eppure le amministrazioni pubbliche, in tutta Italia, coltivano questo rito scongiuratorio-penitenziale da decenni. Ma perché?

La curiosità scientifica e clinica ci invita a ricercare sempre le ragioni di un comportamento diffuso e reiterato, specie quando tale comportamento si ripete a dispetto della sua evidente inutilità.

In realtà: il blocco del traffico è per alcuni aspetti molto utile, ma non certo per ridurre davvero l’inquinamento. Il dato appare evidente, una volta di più, anche nel caso di Milano al dicembre 2015, basandoci sui dati oggettivi ufficiali ormai completi che sono riportati in appendice al presente report (qui sotto).

Il blocco del traffico può aiutare la collettività a realizzare altri obiettivi, di carattere più simbolico o più mistico. Tali obiettivi si legano alla particolare psicologia collettiva del nostro pensiero ecologico.

La compromissione dell’ambiente rappresenta uno dei grandi drammi che avvelenano il nostro tempo. Ma queste forme di blocco del traffico sono solo degli atti di contrizione puramente formali. Il loro scopo evidente non è quello di vincere l’inquinamento, che non ne risente affatto, bensì di raccogliere consenso e sviluppare, in nome di una salvaguardia naturale pro forma, nuove imposte e nuove multe.

Detto altrimenti: il problema dell’inquinamento, e più in generale il tema della compromissione ecologica nel suo insieme, è materia da affontare con molta serietà, per riuscire ad ottenere risultati utili. Gli esorcismi, con i loro rituali coinvolgenti sul piano antropologico che però non ottengono alcun risultato sulla realtà concreta dell’ambiente, possono magari produrre un buon effetto ansiolitico sul pubblico, ma possono anche finire con l’ostacolare una soluzione reale invece che solo folcloristica del problema.

Il digiuno dal traffico, ispirato dal problema realmente terribile dell’inquinamento che cresce, è un grande rito scongiuratorio a sfondo penitenziale, attraverso cui purificarsi dai peccati che presumiamo di avere compiuto e che alcuni pensano siano rimasti a rodere dentro di noi. Molti vogliono depurarsi del fatto di avere peccato, in generale. Per cui trovano nel fatto di avere trasgredito alle leggi della natura una buona occasione per concretizzare il proprio senso di colpa.

Il primo obiettivo degli interventi contro l’inquinamento è quello di purificare il mondo attraverso gesti di rinuncia. Il blocco del traffico è una forma di Quaresima laica o di Ramadan (astensione completa dalle auto dall’alba al tramonto). Imponendoci dei disagi possiamo infatti espiare, facendo penitanza per la vita agiata che il mondo moderno tutto sommato ci fornisce (specie se pensiamo al passato oppure a Paesi nostri contemporanei ma più poveri).

E’ come lavarsi i piedi prima di entrare nel Tempio. E’ come fare un sacrificio agli Dei. E’ come bere una tisana diuretica biologica di sapore new-age e sentirsi in tal modo più depurati e più buoni (e magari anche più magri).

In linea generale: il digiuno dal traffico durante il giorno è una forma di processione esorcistica, con danza (pedonale) della pioggia, rivestita mimeticamente di argomentazioni para-scientifiche. E’ una pratica analoga a quella della processione, che porta in giro la statua del Santo attraverso le campagne nella speranza di suscitare il miracolo celeste.

La alma mater natura (la Grande Madre Natura) è la versione laica moderna di un Dio. La malefica Polvere Sottile è la versione laica moderna di un Diavolo. In tale quadro: l’inquinamento è il prodotto della nostra presunzione di volerci sollevare al di sopra delle leggi (sopran)naturali della Natura (che quindi ci punisce dal cielo).

A questi simboli si collegano appunto, con immediatezza, le colpe (o meglio i sensi di colpa) che alcuni esseri umani coltivano affettuosamente dentro di sé; specie quelli che amano credere di essere nati con incorporato ereditariamente un qualche peccato originale o un qualche complesso inconscio.

Nelle interviste condotte per strada, sul tema dell’inquinamento, durante gli stessi giorni dei blocchi stradali: molti cittadini si dichiarano scettici sugli effetti reali di queste devozioni, ma li vedono positivamente come un auspicio scaramantico che potrebbe forse aprire la strada a dei miglioramenti (e forse anche a qualche indulgenza sulla strada per il paradiso).

Il blocco del traffico non riduce l’inquinamento, ma un simile atto auto-flagellatorio coinvolge emotivamente tanti di noi che siamo sensibili. Per il futuro si prospettano anzi, in base a criteri analoghi, nuove occasioni per la nostra contrizione. In particolare: si prospetta con gusto l’introduzione di nuove penitenze espiatorie come l’andare tutti in auto a meno di 30 all’ora e soprattutto l’abbassare il riscaldamento delle abitazioni private (non si sa se anche degli uffici pubblici, degli ospedali e degli asili nido) fino a stare volontariamente al freddo come gesto di impegno civile (LaStampa 31.12.2015; Ansa 01.01.2016)

E’ evidente che l’idea di astenersi da quache comodità moderna stimola una vivace partecipazione popolare, specie da parte di chi è sempre in cerca di qualche nuova occasione per fare un fioretto o per indossare un cilicio da offrire alle divinità, giusto per tenersele buone.

 

 

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Motivi di soddisfazione per molti

 

Se dovessi ragionare da scienziato, mi aspetterei che: una volta constatato che l’esperimento fallisce, l’amministratore cosciente abbandona la pratica che si è dimostrata sperimentalmente inutile. In termini scientifici, il blocco del traffico è infatti un vero e proprio evidence based controlled trial, di quelli su cui ci si basa efficacemente per prendere decisioni importanti a ragion veduta. In questo caso: lo scienziato competente decide di lasciare perdere il rituale.

Solo che, nella fattispecie del blocco del traffico, le evidenze sperimentali producono nella pratica dei risultati che sono esattamente contrari a quelli che invece ne dovrebbero derivare secondo una logica razionale.

Da decenni, i blocchi del traffico non abbassano le polveri (a meno che nel frattempo si alzi il vento o si metta a piovere sul serio) ma vengono reiterati con enfasi missionaria dalle autorità politiche e infondono un senso di rassicurazione a tanti cittadini. Ne possiamo dedurre che sono apprezzati per qualche altra ragione.

D’altra parte: anche le invocazioni alla fortuna o le preghiere agli dei non sempre conseguono l’effetto desiderato; ma possono rappresentare giustamente una grande consolazione per chi le recita credendoci fino in fondo. Quindi: possono essere un aspetto importante della tua vita anche se non ti garantiscono con certezza che guarirai o che vincerai la lotteria.

Il tema meriterebbe molte spiegazioni articolate, che permetterebbero a tutti noi di guadagnare in lucidità sul piano sia scientifico sia operativo.

Per ora, comincio intanto a introdurre alcuni dati evidenti; rimandando ad altre occasioni per ulteriori contributi sulla strada della nostra consapevolezza collettiva (speriamo).

  • Il digiuno dal traffico funziona più o meno (ahimé) quanto gli impacchi anti-rughe o le creme anti-età o le lozioni per fare ricrescere i capelli. Tali espedienti, in linea di massima, non raggiungono mai l’esito tanto sperato; eppure permettono di realizzare fatturati miliardari a quelli che riescono a venderli. Infatti: sono comunque meglio di niente. Ci danno la sensazione di stare facendo qualche cosa, per scongiurare l’ansia che si collega a quel disagio contro cui ci aiutano a lottare (metaforicamente). In pratica: ci fanno allontanare, nella fantasia, il demone del male, mentre ci permettono di sognare che il problema non esista più e che il fantasma possa svaporare in virtù del nostro rito.
  • Il blocco del traffico gratifica il gusto paranoide dell’onnipotenza che è assai diffuso nella cultura scientifico-industriale moderna. Se possiamo dimostrare scientificamente che l’inquinamento è un effetto che dipende solo dall’attività umana, questa è una prova certa che dimostra quanto l’essere umano è ben più potente della natura. Lo stesso vale per la potenzialità umana di salvare la natura semplicemente cambiando il proprio comportamento. In poche parole, evoca il fatto che l’essere umano (e quindi anch’io personalmente) è in grado di piegare il mondo. In un senso o nell’altro: siamo noi gli inquinatori dell’ambiente tanto quanto siamo sempre noi i salvatori del bene ambientale. In pratica: la natura è sottoposta ai nostri capricci.
  • Il fatto di fermare le automobili ha connotazioni luddiste. Offre la sensazione di punire le macchine, l’industria, il commercio, la finanza internazionale (tutti danneggiati in effige dalla processione pedonale) cioè di fargliela vedere a dei simboli che alcuni identificano con la produzione di ricchezza e quindi con ciò che, nel classico quanto diffuso senso arcaico di quello che una volta si chiamava catto-comunismo, incarna il Grande Male.
  • Colpire le auto tranquillizza molte persone riguardo al fatto che il riscaldamento (di casa mia, più che del pianeta) è un motivo assai più rilevante di inquinamento urbano che non le automobili. Quasi nessuno si sogna, in casa propria, di ridurre il riscaldamento quando sente freddo direttamente (lui stesso oppure il bambino) o di ridurre l’aria condizionata quando sente caldo. Punire le auto, specie per chi le usa poco o nulla, si offre altresì come un’ottima alternativa scongiuratoria. Quindi: loro fermano le loro auto, mentre io continuo a fare andare a manetta il mio climatizzatore personale.
  • Il fantasma ecologico è molto coltivato dagli amministratori politici che si trovano al potere, poiché distrae da altre questioni che potrebbero risultare più imbarazzanti. E’ molto meglio che la gente si occupi di un tema vago e generico definito come “la vita moderna inquina e manca dei valori ecologici di una volta” invece che preoccuparsi di temi come le banche inaffidabili, la corruzione, gli accordi politici sottobanco, l’emigrazione, la guerra e così via. Quindi: è meglio rinforzare una tale disposizione spontanea.
  • Incorporare nelle proprie iniziative politico-amministrative quel senso di colpa che è così tipico della cultura mediterranea, cui si deve il fatto che la paura e l’insicurezza sono tra i valori più coltivati nelle campagne elettorali, aiuta senz’altro a creare consenso. Dimostra in modo evidente che la politica ci protegge dalle nostre preoccupazioni, offrendoci un’efficace opportunità di espiazione. Fra l’altro in questo caso, una volta tanto, non si tratta del solito spauracchio degli stranieri diabolicamente delittuosi, bensì della nostra preoccupazione razionale per l’insicurezza ecologica.
  • Il digiuno dalle auto è anche una buona occasione per riuscire ad imporre delle blande misure repressive contro qualche cosa (in questo caso: la macchina). Ciò aiuta a certificare il potere dell’amministrazione agli occhi dei cittadini. Può essere una prova generale della capacità politica (oggi molto indebolita) di imporre un qualche comportamento collettivo. Attualmente, l’autorità appare fortemente delegittimata agli occhi del pubblico e quindi sente un grande bisogno di brandire ragioni credibili e condivise per mostrare una volta tanto i muscoli, cioè il proprio potere amministrativo di indirizzo, di veto e di costrizione nei confronti dei cittadini stessi.
  • Il fatto che l’inquinamento deriva da pratiche umane facilita, anche grazie al mito della scienza-tecnica che sa essere più forte dell’inquinamento, l’introduzione di sanzioni elevate di vario tipo, su comportamenti vari, che appaiono accettabili per il senso di colpa primigenio che è ben radicato in una parte del pubblico. Le amministrazioni italiane riescono già a raccogliere almeno una decina di miliardi di euro all’anno con tasse raccolte nel nome della preservazione ambientale e non intendono certo smettere. Tutto ciò offre insomma chiare pezze d’appoggio per richiamare i cittadini alla moralità e per aumentare così il loro contributo alla politica senza che paia un aumento delle imposte (“noi non mettiamo le mani nelle tasche dei cittadini!” se non per nobili ragioni ecologiche).
  • Più in generale, rinforzare il fantasma dell’inquinamento nella mente del pubblico aiuta a radicare l’idea dell’inquinamento come verità mistica in nome della quale accrescere l’imposizione fiscale, il cui gettito viene poi magari utilizzato per altri scopi, ma con la scusa di scongiurare questo diavolo moderno. Tutti noi dobbiamo giustamente contribuire a fermare uno spettro tanto pericoloso da arrivare a fermare le macchine.
  • La lotta contro il fantasma giustifica pure investimenti miliardari con dichiarati fini di prevenzione ed offre alle amministrazioni nuova linfa per assegnare appalti, assumere persone veramente di fiducia, distribuire prebende o consulenze e così via, sempre in nome dello scongiuro ecologico.
  • Il tema dell’inquinamento è molto coltivato dai politici che sono all’opposizione, poiché è un’ottima forma para-scientifica di supporto all’equazione “Non piove: Governo ladro!” in quanto il governo non fa abbastanza contro il Grande Male che ci insidia, mentre la scienza (che ovviamente è con noi) ci dice che agli esseri umani sarebbe certo possibile ottenere qualsiasi cosa se solo agissero nel modo giusto (che noi ben conosciamo e quegli altri no).
  • Sul tema dell’inquinamento e della crisi ambientale pone volentieri cappello anche la Chiesa. Sentirsi colpevoli per avere sottomesso la natura (o almeno per il fatto di fantasticarlo) non è lo stesso che credere nel peccato originale di superbia e di ribellione nei confronti di Dio. Potrebbe però essere cionondimeno un buon passo sulla giusta strada del recupero.

 

 

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Milano : Natale 2015 (foto Perussia)

Cronaca di un rito annunciato : Traffico, inquinamento e digiuno automobilistico a Milano nel capodanno del 2015

 

Sono decenni che di quando in quando vengono bloccate le auto, salvo rilasciare un po’ di permessi non sempre chiari e non imporre alcun blocco alle auto (blu) di servizio, senza che questo abbia mai abbassato alcun inquinamento.

Tutto ciò è dimostrato in modo evidente dai dati scientifici di sempre. Il caso dell’inquinamento a Milano sul finire del 2015, con gli ennesimi quanto inutili blocchi del traffico che ne sono conseguiti, è solo l’ennesimo caso di una serie senza fine.

Per sapere che cosa è successo effettivamente all’inquinamento nei tre giorni del blocco del traffico, possiamo basarci sulle rilevazioni oggettive che vengono sistematicamente realizzate e rilasciate ufficialmente da ARPA Lombardia, Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale.

Riprendo qui sotto, direttamente dal sito dell’ARPA, i dati pubblicati in quei giorni e relativi alle concentrazioni di polveri sottili PM10 dalla centralina di via Senato (zona centro città, rappresentativa di Scala, Duomo, Montenapoleone) e dalla centralina di Città Studi (zona relativamente più periferica, rappresentativa di Politecnico, Lambrate, Buenos Aires).

Ricordo che il blocco totale del traffico (moto comprese) è durato per tre giorni consecutivi: lunedì 28, martedì 29 e mercoledì 30 nel dicembre 2015, per tutta l’area del comune di Milano e con modalità simili anche presso alcuni altri comuni lombardi, più o meno dall’alba al tramonto e cioè fra le ore 10.00 e le ore 16.00.

 

Milano 1 Inquinanti Senato 2016-01-02

Milano 2 Inquinanti Citta Studi 2016-01-02

Milano 4 Inquinamento Senato 18:27-dic-15

Milano 3 MEDIA Inquinanti Senato 2016-01-02

 

Le conclusioni oggettivamente certificate (in termini di evidence based controlled trial) a cui inesorabilmente questi dati ci spingono sono che:

  • Nel periodo di digiuno dal traffico, l’inquinamento è sempre stato superiore ai limiti teorici di legge, che sono di 50.0.
  • La media delle concentrazioni di polveri PM10 nella zona di via Senato per i tre giorni del blocco è di 66.7 mentre per i tre giorni precedenti era stata di 60.0. La media delle concentrazioni di polveri PM10 alla zona di Città Studi per i tre giorni del blocco è di 69.0 mentre per i tre giorni precedenti era stata di 60.7.
  • Quindi, in sintesi, durante i 3 giorni di penitenza per i Milanesi, sulla base dei dati scientifici oggettivi: il blocco totale del traffico per 3 giorni ha fatto crescere la concentrazione delle polveri inquinanti di quasi 8 punti (mediamente: da 60.3 a 67.8) rispetto ai 3 giorni precedenti.
  • Nei 10 giorni precedenti il blocco del traffico, quando tutti giravano liberamente (con il traffico parossistico e costantemente bloccato che accompagna, tra fiumi di auto, la frenesia del Natale) le polveri sottili in realtà sono costantemente diminuite (invece che aumentare, come pure non di rado si è lasciato credere) fino a Natale compreso. Ad esempio, considerando il caso di via Senato (di cui ho registrato qui sopra i dati ARPA dal 18 fino al 27 dicembre) e sempre utilizzando (per riferirsi a dati oggettivi stabilizzati) i blocchi di 3 giorni, risulta che: l’inquinamento è passato da 83.3 (19/21 dicembre) a 70.0 (22/24 dicembre) a 60.0 (25/27 dicembre) per poi risalire, come unico effetto evidente del blocco del traffico, fino a 66.7 (28/30 dicembre) e infine, nei 3 giorni successivi (quando il blocco è stato finalmente tolto) poter tornare a scendere fino a 51.0 (31.12.15/02.01.16).
  • Quindi, in sintesi: è solo grazie all’intervento dei tre giorni di blocco rituale del traffico che la diminuzione ulteriore dell’inquinamento è stata bloccata, per continuare a scendere solo dopo che la cerimonia purificatoria si è completata e il blocco è stato rimosso.

Conclusione finale: si conferma, in base ai dati scientifici certi che sono oggi disponibili (evidence based controlled trial) che il blocco delle auto sembra risultare pressoché inutile contro l’inquinamento.

Ma con ogni probabilità le autorità amministrative e politiche continueranno ad esercitarsi nell’imporlo, perché piace e perché riesce utile a molti, specie alle autorità stesse (in vista delle elezioni).

 

Note

A contorno dei dati, merita sottolineare il fatto che il 2 gennaio 2016 ha piovuto incessantemente per tutto il giorno a partire dalla notte, con qualche nevicata sporadica. Tale pioggia ha lavato drasticamente le polveri in sospensione, arrivando finalmente a fare scendere l’inquinamento per davvero.

Qualche osservatore più fantasioso, come si rileva anche nelle cronache (Corriere-26.12.15; Giorno-29.12.15) si è arrabattato a spiegare la netta ripresa dell’inquinamento del 1 gennaio con i fuochi d’artificio di capodanno (peraltro: quasi inesistenti in quanto vietati anch’essi, con nuove multe, da molte amministrazioni pubbliche per dare ulteriore intensità alla penitenza). Peccato però che l’analogo balzo in avanti dell’inquinamento di due giorni prima (29 dicembre, in pieno blocco del traffico) mancasse totalmente di tali fuochi d’artificio, benché non siano state inventate per questa circostanza delle spiegazioni altrettanto creative.

Per approfondire le cronache di quanto è successo a Milano nel dicembre del 2015, in tema di inquinamento e di inutili interventi per esorcizzarlo, si può consultare anche qualche articolo ben documentato; come ad esempio: IlPost 23.12.2015; IlFattoQuotidiano 23.12.2015; RaiNews 24.12.2015; Corriere della Sera 28.12.2015; IlManifesto 29.12.2015; LaRepubblica 30.12.2015; LaStampa 01.01.2016; IlGiornale 02.01.2015; TgCom24 03.01.2016.

Si può notare anche che molte illustrazioni presenti in queste news dipingono una Milano avvolta in fumi dall’aria inquietante, giusto per sostenere il tema. Posso confermare, in base ad una prolungata esperienza diretta del luogo negli stessi giorni, che c’era indubbiamente della nebbia (fatta di goccioline d’acqua in sospensione) così come è piuttosto normale in val Padana. Tuttavia per gran parte del mese di dicembre, e particolarmente nei giorni del blocco automobilistico (con crescita dell’inquinamento) durante i quali ho scorazzato per Milano in bicicletta: una volta alzatasi la nebbia mattutina, l’aria è stata perfettamente limpida. Del resto, come forse non è noto a tutti: molti inquinanti velenosi (nell’aria come nell’acqua) sono subdolamente invisibili a occhio nudo; per cui una loro valutazione a vista conta ben poco, anche considerando che ci sono invece i ben più attendibili dati oggettivi dell’ARPA (che si possono verificare anche qui sopra).

 

perussia-pensare-verdeSul tema si può vedere anche, con riferimento a fenomeni che trent’anni fa erano pressoché uguali ad oggi: Perussia, F. – Pensare verde: Psicologia e critica della ragione ecologica – 1989.

 

 

 

 

 

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