Esiste una dipendenza NON patologica dal gioco d’azzardo?

 

Le martellanti campagne pubblicitarie, che vengono messe in atto da anni per indurre gli italiani a giocare d’azzardo, si propongono di dimostrare che la dipendenza dal gioco d’azzardo non è patologica. A questo fine utilizzano una strategia classica della retorica pubblicitaria: l’affermazione per opposizione implicita.

E’ un’occasione e un esempio da manuale, in cui lo studio dei processi mentali coinvolti nella comunicazione persuasiva (ovverosia: nella comunicazione ipnotico-suggestiva) ci aiuta a comprendere meglio la stategia con cui si finge (a livello esplicito-cosciente) di promuovere la cautela, mentre si spinge con decisione (a livello implicito-subcosciente) verso il consumo compulsivo e dipendente.

Ricordo al volo, solo per evocare il drammatico scenario contemporaneo dei danni prodotti dal gioco d’azzardo (sulla base dei dati disponibili nei contributi, tra gli altri, ad esempio di:Gruppo Abele; Alea; Cesda; Codacons; LaVoce; Libera; Consiglio Regionale del Piemonte;Camera dei Deputati; Commissione Parlamentare Antimafia ecc, cui rimando) che gli Italiani a cui il gioco d’azzardo ha condizionato in modo drasticamente negativo la vita sono almeno un milione.

Il “normale” (si fa per dire) gioco d’azzardo li ha indotti a bruciare la gran parte del loro (e talvolta altrui) reddito e del loro risparmio, avvelenando i rapporti con familiari ed amici, modificando i comportamenti quotidiani, e così via di peggio in peggio, fino a indurre più di uno di loro persino al suicidio.

  • Lo slogan principale, che campeggia sullo sfondo delle comunicazioni che invitano ad abbandonarsi al sano abbraccio del gioco d’azzardo, propone suadente: GIOCA IL GIUSTO!
  • Tale ossessiva comunicazione (ben radicata nella testa di quelli che si sono sanamente e lietamente, quanto giustamente, rovinati con il gioco, come anche nella mente dei loro famigliari) insiste sulla stretta associazione fra l’atto del GIOCARE e l’atto di fare ciò che è GIUSTO. Così da poter forgiare la coscienza del giocatore, anche di quello più cauto e renitente, con la certezza che: E’ GIUSTO GIOCARE! o meglio ancora che: GIOCARE È GIUSTO!

Un altro slogan, che viene ripetuto con grande insistenza nella campagna ufficiale per piegare gli italiani al gioco d’azzardo, suona: “IL GIOCO PUO’ CAUSARE DIPENDENZA PATOLOGICA.”

Agli occhi di un osservatore veramente ingenuo (o che fa di tutto per fingere di essere tale) potrebbe anche sembrare una comunicazione cautelare, che vuole porre dei limiti al consumo del gioco d’azzardo (da parte delle organizzazioni che lo spacciano).

Mentre chiunque abbia qualche competenza di psicologia della comunicazione pubblicitaria vede bene che si tratta di un’esortazione sottile (ma efficace) ad abbandonarsi proprio a tale consumo.

L’accento della campagna di promozione per legare gli Italiani al gioco d’azzardo è posto infatti su due parole: PUO’ e PATOLOGICA. Nessuna delle due espressioni è presente nella legge (DL 13 settembre 2012, n. 158) che impone di inserire delle “Formule di avvertimento” nella promozione del gioco d’azzardo.

Chi ha introdotto con maggiore enfasi questa nuova e assai curiosa versione della formula, nell’entusiasmo degli spacciatori, è stata la Circolare prot. 2012/2916/Strategie/UD, prodotta dalla Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Quello che si comunica adesso, grazie a queste aggiunte (rispetto alla legge originaria), sfruttando appunto i processi di elaborazione implicita che sono tipici della comunicazione pubblicitaria, è:

  • Che IL GIOCO D’AZZARDO NON CREA QUASI MAI DIPENDENZA. Infatti: sottolineare continuamente il fatto che il gioco PUÒ eventualmente creare dipendenza (in qualche strano caso eccezionale e non meglio definito) implica che, almeno per la stragrande maggioranza delle persone, ovviamente DI NORMA NON LA CREA AFFATTO.
  • Che, anche nelle rare volte in cui si crea, LA DIPENDENZA DA GIOCO D’AZZARDO DI PER SÉNON È ASSOLUTAMENTE PATOLOGICA. Da tale nuova formulazione risulta infatti chiaro che l’eventuale dipendenza patologica (cioè dipendenza “malata”) è solo una sottospecie minore della già rara dipendenza “non-patologica” (dipendenza normale o “sana”). Tale dipendenza malata-cattiva di solito è ovviamente assente nelle persone normali. Potrebbe anche intervenire (in teoria) ma solo in casi eccezionali e quindi per definizione rarissimi, dato che simili casi si presentano solo come dei fenomeni marginali rispetto alla dipendenza “sana” che a sua volta ha già un carattere solo marginale (rispetto alla generalità degli atti di gioco).
  • Che quindi, in linea di massima: solo un soggetto già portato per costituzione alla malattia può diventare dipendente in modo patologico. E’ dunque la tara nella testa del giocatore, e non la pressione di quello che gli offre l’opportunità e gli vende il servizio, a causare (solo eccezionalmente) la dipendenza malata. Quindi È SOLO IL GIOCATORE AD ESSERE MALATO, mentre non è assolutamente lo spacciatore di gioco d’azzardo ad infettarlo. Sono solo I DEBOLI che NON SANNO RESISTERE ALLA PATOLOGIA.
  • Che la patologia sta tutta nella testa del soggetto tossicodipendente, per cui non esiste alcuna responsabilità da parte dello spacciatore. Ne consegue che LA PATOLOGIA DEL GIOCO È UNA (RARA) MALATTIA MENTALE, poiché si tratta solo della deformazione patologica della dipendenza normale (di per sè buona e sana). Si tratta cioè di una tara che è presente nel cervello del tossico, senza alcuna causa attribuibile alla sostanza (il gioco) che viene spacciata. Nel gioco d’azzardo non c’è infatti l’assunzione della sostanza tossica, ma solo l’instaurarsi di un comportamento tossico immateriale in alcuni soggetti malati.
  • In poche parole: l’eventuale quanto rara componente patologica del gioco d’azzardo non ha nulla a che fare con il gioco d’azzardo in sé, ma si presenta solo come UN DISTURBO O MALATTIA DEL COMPORTAMENTO INDIVIDUALE, ad esclusivo carico della persona che è così debole e tarata da subirlo. Del resto, come era facile aspettarsi, questa concezione viene promossa anche dagli psichiatri del movimento DSM.
  • In conclusione, con assoluta evidenza implicita: A) Il gioco d’azzardo è sano; B) se non sei un minore e non sei un debole, il gioco fa per te; C) lo spacciatore non ha nulla a che fare con l’eventuale deviazione patologica del gioco d’azzardo, che è sviluppata per conto suo dal tossico.
  • Per cui risulta evidente che: TUTTI POSSONO TRANQUILLAMENTE GIOCARE D’AZZARDO, se non si considerano malati di mente. Il rischio patologico è infatti solo una remota eventualità marginale; che non è riservata a te (che sei sano), bensì ad altri soggetti che sono portati, dalla loro costituzione psicologica debole, marginale, deviata e deviante, ad essere tossici. Quindi, giustamente: IL GIOCO E’ VIETATO AI MINOR(AT)I !
  • Come effetto secondario, ne deriva anche che: l’unico intervento sensato sul gioco d’azzardo, da parte della comunità e dell’autorità, può essere solo quello di fornire assistenza sanitaria individuale al malato di mente corroso dalla sua malattia (forse ereditaria) e non certo di intervenire sugli spacciatori che gli procurano il servizio.

Nella campagna per legare gli Italiani al gioco d’azzardo sono presenti anche diversi altri elementi accessori. Per restare nelle dimensioni di una nota, mi limito ad evocarli brevemente:

  • Lo slogan principale della campagna promozionale descrive sempre questa dipendenza come GIOCO e mai come GIOCO D’AZZARDO. Come ci ricorda il Vocabolario della Treccani:GIOCO è dal latino iŏcus «scherzo, burla» poi «gioco»; che si riferisce a “qualsiasi attività liberamente scelta a cui si dedichino, singolarmente o in gruppo, bambini o adulti senza altri fini immediati che la ricreazione e lo svago”.
  • Si certifica così che il gioco d’azzardo è appunto UN GIOCO libero, ricreativo e divertente; quindi: ovviamente NON UN AZZARDO (CUPO e PERICOLOSO). Se poi un singolo individuo gioca male: Colpa sua! E quindi, se perde: Peggio per lui! Ben gli sta!
  • Lo slogan principale della campagna pubblicitaria, recitato per intero, suona: IL GIOCO E’ VIETATO AI MINORI E PUO’ CAUSARE DIPENDENZA PATOLOGICA. Il che aggiunge, a quanto appena ricordato, la certificazione che: IL GIOCO È UNA COSA SPECIALE, RISERVATA A QUELLI PIÙ GRANDI E TOSTI (non per i minorati e i bambocci).
  • Spesso si infarcisce la campagna per la diffusione del gioco d’azzardo anche con altre formule, offerte come “avvertimenti”; come ad esempio: GIOCA IN MODO RESPONSABILE! Il che permette di certificare con sicurezza che ESISTE UN MODO ALTAMENTE RESPONSABILE PER GIOCARE D’AZZARDO. In effetti è il modo mio, di me che leggo, che sono sano, non sono minorato e so perfettamente di poter vincere (poiché la fortuna sta arrivando, lo sento). Infatti: non stiamo certo parlando del modo cattivo-insano di giocare e che non appartiene a me, ma ad altri che sono tossici e malati di mente.

Merita notare che, se si applicassero queste stesse regole cautelative ad altre forme di dipendenza tossica, si dovrebbero usare formule, davvero piuttosto inquietanti, sul tipo di:

  • FUMA IL GIUSTO !
  • PIPPA SENZA ESAGERARE !
  • QUANDO TI UBRIACHI: NON PERDERE LA BUSSOLA !
  • SEI ABBASTANZA GRANDE PER FARTI ?
  • CALATI LA ROBA IN MODO RESPONSABILE !

Alla luce di queste semplici considerazioni, guarda questi slogan e percepisci bene che cosa ti stanno comunicando:

 

 

A questo punto, torno a chiedermi: Esiste una dipendenza NON PATOLOGICA dal gioco d’azzardo?

E mi chiedo pure se non sarebbe meglio prendere ispirazione dalla nostra legislazione cautelativa, che è stata sviluppata per affrontare altre dipendenze tossiche. Per cui, ispirandoci (per esempio) al caso del fumo e della dipendenza da nicotina, potremmo comunicare che:

  • IL GIOCO D’AZZARDO UCCIDE !
  • IL GIOCO D’AZZARDO NUOCE GRAVEMENTE ALLA SALUTE !
  • IL GIOCO D’AZZARDO TI DISTRUGGE LA VITA !
  • IL GIOCO D’AZZARDO AVVELENA ANCHE TE (rivolto a chi sta intorno al giocatore, come in particolare i familiari; con riferimento agli effetti passivi del gioco) !
  • IL GIOCO D’AZZARDO È IRRESPONSABILE !

Forse queste campagne, che si dicono cautelative, otterranno risultati migliori. Ammesso che siano questi i risultati che davvero si cercano.

 

 

 

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