Franz Brentano è uno psicologo (anche) italiano

 

Certe volte gli psicologi italiani mi sembrano specializzati nel fingere di ignorare, o quanto meno nel non cogliere appieno, la natura di alcuni personaggi assai rappresentativi della cultura (psicologica) italiana.

Non è che cambi molto a definire correttamente la nazionalità di un autore, ma anche il dato storico, con tutte le sue sfumature evocative, possiede comunque un certo fascino (quando è esatto).

Un caso tipico è quello di Franz Brentano. Ricordo qui alcuni aspetti spesso ignorati della sua vita (mentre rimando ad altre occasioni per un’analisi dei suoi fondamentali contributi alla nuova psicologia moderna).

Il fatto è che solo raramente (in realtà: quasi mai) ho sentito citare il fatto che Franz Brentanoè italiano. Qualche volta ho persino incontrato qualcuno che non voleva crederci.

In effetti: Franz Brentano, l’altro padre della nuova psicologia tedesca in alternativa a Wilhelm Wundt, è stato cittadino austro-ungarico alla nascita ed era di madrelingua tedesca, ma per gran parte della sua vita, fino alla morte, è stato (esclusivamente) italiano e residente in Italia. Era cittadino italiano alla lettera: pure nel senso giuridico del termine.

Franz Brentano è italiano anche in una prospettiva più ampia e radicata, dato che la sua famiglia è stata per molti secoli decisamente lombarda (fino a suo nonno Pietro Antonio compreso) per naturalizzarsi austro-ungarica con suo padre, e per forzare la propria volontà di naturalizzazione tedesca solo con suo zio (il fratello del padre). Salvo poi ritornare subito ad essere anche formalmente italiana con lo stesso Franz.

Franz Clemens Honoratus Hermann Brentano nasce il 16 gennaio 1838 a Marienburg am Rhein, nell’attuale Renania Settentrionale-Vestfalia (curiosamente: la bandiera della Nordrhein-Westfalen è un tricolore verde-bianco-rosso, ancorché in verticale).

La bandiera del Nordrhein-Westfalen

 

Franz Brentano cresce in una famiglia religiosa di intellettuali impegnati e famosi, che sono cattolici immersi nel mondo cristiano riformato, e viene ordinato prete nel 1864.

Franz Brentano rinuncia ai voti nel 1871, avendo sviluppato delle perplessità molto simili a quelle che erano state di Lutero. Ma ufficialmente non cambia religione.

Insegna filosofia all’Università di Würzburg dal 1872.

E’ professore ordinario di filosofia all’Università di Vienna dal 1874, anno in cui pubblica a Lipsia il suo lavoro fondamentale: Psychologie vom empirischen Standpunkt [Psicologia dal punto di vista empirico].

Nel 1880 Franz Brentano rinuncia alla cittadinanza austro-ungarica, così da poter sposare la fidanzata Ida von Lieben (dato che, come prete spretato, la legge gli avrebbe altrimenti impedito di contrarre le nozze). Gli viene però tolta anche la cattedra ufficiale all’università.

La moglie Ida von Lieben muore nel 1894.

Nel 1896 Franz Brentano ritorna in Italia, abitando per lo più a Firenze, e prende definitivamente la cittadinanza italiana.

Nel 1897 si risposa, con Emilie Ruprecht.

Durante la seconda metà della sua vita, Franz Brentano è immerso nel mondo intellettuale italiano. Tra l’altro: si confronta spesso con Francesco De Sarlo all’Università di Firenze e scambia un ampio carteggio con Giovanni Vailati.

Franz Brentano vive in Italia per circa vent’anni, fino al 1915 quando, con lo scoppio della prima guerra mondiale (essendo l’Italia entrata in guerra contro l’Austria), si sposta in Svizzera per morire a Zurigo il 17 Marzo 1917.

Verrà poi tumulato ad Aschaffenburg sul Meno, nella tomba di famiglia (versione tedesca).

La famiglia di Brentano è decisamente di cultura italiana, avendo per lo più vissuto in località Bonzanigo, frazione del comune di Mezzegra-Tremezzo, nella provincia lombrada di Como in Lombardia.

Il padre di Franz Brentano è Christian Franz Damian Friedrich Brentano, nato a Frankfurt am Main il 24 gennaio 1784 e colà morto il 27 ottobre 1851. Il fratello maggiore di Christian e zio di Franz è Clemens Brentano (1778-1842), uno dei maggiori poeti e scrittori romantici tedeschi, che sceglie però di dare rilievo (germanico) al proprio cognome aggiungendogli di quando in quando un riferimento alle origini tedesche della madre (di La Roche) invece che alle origini italiane del padre (di Tremezzo).

Il padre di Christian Brentano, cioè il nonno di Franz, è Pietro Antonio Brentano (naturalizzato Peter Anton) nato a Tremezzo il 19 dicembre 1735 e morto a Frankfurt am Main il 9 marzo 1797. La madre di Christian Brentano, cioè la nonna di Franz, è Maximiliane Euphrosine de la Roche, nata a Mainz [Magonza] il 3 maggio 1756 e morta a Frankfurt am Main il 19 novembre 1793.

Il padre di Pietro Antonio Brentano, cioè il bisnonno di Franz, è Domenico Martino Brentano, nato a Tremezzo il 6 marzo 1686 e morto a Frankfurt am Main il 26 settembre 1755. La madre di Pietro Antonio Brentano, cioè la bisnonna di Franz, è Maria Elisabetta Riatti, nata a Bonzanigo di Mezzegra il 10 aprile 1700 e morta a Tremezzo il 2 novembre 1736.

E così via per lo meno fino al medioevo, quando i Brentano erano feudatari della zona.

Ai tempi di Franz Brentano la famiglia preferisce coltivare la modestia, per cui non sottolinea le proprie radici mondane. Ma anni dopo un avvocato loro discendente, politico della Unione Cristiana Democratica CDU e ministro degli esteri tedesco dal 1955 al 1961, amerà (forse per nostalgia del carattere magari brillante degli antenati italiani) farsi chiamare, almeno occasionalmente: Heinrich von Brentano di Tremezzo (1904-1964).

A ulteriore conferma della radicata italianità dei Brentano possiamo ricordare il loro palazzo di famiglia, il seicentesco palazzo Brentano, che si trova a Bonzanigo-Mezzegra di Tremezzo presso Como.

 

Palazzo della famiglia di Franz Brentano a Mezzegra di Tremezzo (Como)

 

Per inciso (non c’entra molto, ma sarà certo venuto in mente a qualcuno) è proprio a pochi passi dalla Casa di Famiglia di Franz Brentano, sul viale di Giulino di Mezzegra [frazione di Tremezzo] davanti a Villa Belmonte, che è stato fucilato Benito Mussolini (il 28 aprile 1945).

Ricordo infine, come riferimento psicologico, che i principali allievi-eredi intellettuali diretti di Brentano sono: Anton Marty, Christian von Ehrenfels, Edmund Husserl, Alexius Meinong, Carl Stumpf, Kazimierz Twardowski (per lo più: psicologi di grande rilievo) cui molti aggiungono anche Sigismund Freud e Rudolf Steiner, che hanno seguito le sue lezioni; nonché, più in generale: tutta la scuola psicologica sperimentale di Graz e la tradizione della Gestalt psychology.

Concludendo, ho avuto la fortuna di collaborare (più che altro: di imparare; ma anche di chiacchierare molto) per anni con il diretto erede italiano di Franz Brentano e cioè con Gaetano Kanisza (allievo di Fabio Metelli e di Cesare Musatti, che sono stati allievi di Vittorio Benussi, a sua volta allievo di Alexius Meinong a Graz) eppure non mi ha mai fatto notare questa circostanza; o almeno non ricordo che lo abbia fatto.

Quindi: è forse utile che lo faccia nuovamente presente io (una volta di più).

 


 

Per approfondimenti:

Albertazzi, L., Libardi, M., Poli, R. (1996) editors. The School of Franz Brentano. Berlin: Kluwer-Springer.

Jacquette, D. (2004) editor. The Cambridge companion to Brentano. Cambridge UK: Cambridge University Press.

Puglisi, M. (1924). Franz Brentano: A biographical sketch. American Journal of Psychology, 35, 414-419.

Ho ricostruito la specifica genealogia di Franz Brentano a partire dai riferimenti dettagliati di queste e altre fonti storiche, oltre che dai link citati nell’articolo. Una sintesi dell’insieme è catalogata, ad esempio, in siti di ricostruzione storico-genealogica come genealogieonline.nlo rodovid.org o geni.com o vari altri analoghi.

 


 

PS: La frammistione tra cittadinanza tedesca e cittadinanza italiana è tutt’altro che un’eccezione, per il costituirsi della nuova psicologia nel nostro Paese.

Tra i casi più noti, ma non unici, si pensi ad esempio a: il triestino Vittorio Benussi che nasce austriaco e che diventa cittadino italiano solo a quarant’anni; Friedrich Kiesow, che nasce polacco e che diventa cittadino italiano solo a 52 anni; Edoardo Weiss, altro triestino che nasce austriaco e che diventa italiano prima degli altri, già a 29 anni (ma per diventare cittadino degli Stati Uniti dopo i 50).

Per inciso: durante la prima guerra mondiale, tutti e tre questi (effettivi) fondatori della nuova psicologia italiana si trovano dalla parte dell’esercito austro-ungarico in opposizione a quello italiano.

 

 

 

Per continuare a riflettere :

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