Hypnosis in Web of Science, Scopus, PubMed: Mezzo secolo di crescita

 

Abbiamo notato tante volte come l’ipnosi sia più assente che presente, nella cultura italiana, al di fuori di poche aree di alto livello scientifico e professionale. Nel nostro Paese infatti: per il medio ricercatore o professionista, in ambito psicologico o medico, così come nei corsi universitari in materia, l’ipnosi è per lo più solo una misteriosa curiosità.

Questo dato contrasta totalmente con la plurisecolare esperienza della ricerca e della professione di eccellenza in ambito internazionale.

Ho verificato i termini in cui l’ipnosi è presente presso tre delle maggiori e più autorevoli banche dati generaliste di lavori scientifici peer reviewed. Ho dunque scelto di indagare l’andamento dell’interesse per l’ipnosi nell’arco dell’ultimo mezzo secolo esatto.

Ho interrogato (con la query “HYPNOSIS”) Web of Science, Scopus e PubMed, che sono tra le principali banche citazionali in ambito scientifico (e che descrivo meglio più oltre) verificando quanti lavori compaiono con riferimento all’ipnosi, secondo la loro autorevole testimonianza, nell’arco di questi anni. Ho riportato qui oltre i dati così raccolti: sia in forma di tabella numerica dettagliata sia in forma di grafici che visualizzano la tendenza in forma sintetica.

Come si vede, sulla base dei dati riportati analiticamente più avanti:

  • La presenza di articoli scientifici che fanno riferimento all’ipnosi, nella letteratura internazionale più qualificata, è ricorrente da almeno mezzo secolo a questa parte (TAV: 1, 3, 4).
  • In particolare, nell’arco degli ultimi 50 anni, sono stati pubblicati mediamente, con riferimento all’ipnosi: 235.3 lavori ogni anno secondo Web of Science (TAV 1); 310.1 lavori ogni anno secondo Scopus (TAV 3); 230.3 lavori ogni anno per PubMed (TAV 4).
  • Tale presenza mostra una chiara tendenza a crescere con il tempo, in tutta l’area scientifico professionale di punta. E’ costantemente in ascesa per Web of Science e per Scopus (TAV 1, 3) mentre in PubMed (TAV 4) vede una relativa diminuzione seguita da una netta ripresa.
  • La tendenza a crescere puntualmente, per i riferimenti scientifici all’ipnosi, vale senza eccezione anche anno per anno se si considerano i dati analitici dell’ultimo decennio diWeb of Science (TAV 2).

 

 

 

In conclusione: l’interesse per l’ipnosi da parte del mondo scientifico e professionale internazionale più qualificato appare sempre più evidente, da almeno mezzo secolo, sulla base di dati molto chiari che ci provengono da fonti decisamente autorevoli. Speriamo che con il tempo anche l’ambiente scientifico e professionale italiano arrivi a rendersene conto almeno un poco.

 

 


NOTA METODOLOGICA
Di fatto, quanto inevitabilmente: il dato relativo al 2014 è leggermente sotto-stimato, in tutte le banche dati. I database non vengono infatti alimentati nella forma di un monitoraggio automatico. Accade invece che i dati vengano immessi mano a mano che diventano disponibili. Per cui, ai primi di maggio, non tutte le pubblicazioni datate all’anno prima sono in circolazione. Questo dipende dalla circostanza, ben nota ai ricercatori (che spesso se ne lamentano), per cui la disponibilità fisica di una rivista può determinarsi anche molti e molti mesi (in qualche caso persino anni) dopo la datazione che le viene ufficialmente attribuita in copertina o nel colophon (e con cui viene quindi ufficialmente registrata nelle banche dati). Ricordo che le query su queste banche dati usano degli intelligent search engines, che non si limitano a rilevare pedissequamente il singolo termine letterale, ma usano degli algoritmi-assistenti “intelligenti”, con dei collegamenti semantici elaborati, che cercano di rilevare anche termini leggermente diversi ma che dovrebbero essere equivalenti. A motivo di tali intelligent-query, può capitare che il termine hypnosis sia occasionalmente esteso dall’elaboratore del database ad alcune altre situazioni di tipo ipnotico (sul genere, per capirsi, del sonnifero) ma si tratta di un utilizzo minore. Anche perché la query che ho utilizzato per questo articolo è sempre stata specificamente “hypnosis” (comprese le virgolette, per sicurezza) e non hypnotic. Tale caratteristica della query può peraltro influire eventualmente sul numero assoluto delle citazioni, più che sulla loro tendenza storica, dato che l’impiego marginale del termine hypnosis che può intervenire al di fuori dell’ipnosi è comunque ripartito in modo più o meno costante negli anni (è indicativamente una piccola percentuale, che tende a restare simile di anno in anno). Può anche capitare che qualcuno usi impropriamente il termine hypnosis nella sua ricerca, ma questo vale per qualsiasi espressione e per qualsiasi ricerca. Per chi opera nell’ambito della ricerca o della professione ad alto livello, i database cui facciamo riferimento qui non hanno certo bisogno di presentazioni. Mi pare tuttavia utile ricordare, in estrema sintesi, che tali “banche dati citazionali” sono elementi costitutivi del sistema (protetto) di risorse bibliotecarie online della Università degli Studi di Torino (che ho utilizzato per la ricerca) e che attualmente sono considerate le maggiori al mondo. Una loro descrizione, in base alle loro auto-presentazioni, ci ricorda che:Web of Science (già: ISI Web of Knowledge), gestita dalla multinazionale finanziario-editoriale Thomson-Reuter, si basa su oltre 90 milioni di records che fanno riferimento ad oltre 18 mila riviste scientifiche; Scopus, gestita dal gruppo editoriale internazionale Elsevier, si basa su oltre 50 milioni di schede derivate da oltre 21 mila riviste e da altre fonti editoriali scientifiche;PubMed, gestita dalla US National Library of Medicine National Institutes of Health, si basa su oltre 23 milioni di citazioni relative alla letteratura biomedica.