I media producono pubblico da vendere ai pubblicitari

 

I mezzi collettivi di comunicazione, cioè i media, sono in primo luogo dei fabbricatori di pubblico da girare agli inserzionisti pubblicitari.

Tale è la loro ragione d’essere, almeno come requisito di base per poter sopravvivere.

Qualsiasi analisi dei mezzi di comunicazione di massa, dalla televisione a internet ai giornali agli smartphone ecc, non può mai prescindere dalla natura primigenia del media stessi.

Si possono fare tanti altri ragionamenti su ciò che i media contengono, e li sviluppiamo in tante altre occasioni, ma qui mi riferisco solo alla loro pura e semplice esistenza, al drive che deve imprescindibilmente essere soddisfatto affinché possano vivere.

Nel mondo reale: i media sono aziende più o meno grandi, che producono pubblico per conto degli inserzionisti.

Alcuni media lo fanno in modo aperto ed esplicito; altri seguono strategie più sottili e meno dirette; altri ancora si fanno un punto d’onore nel dire che non lo fanno, poiché ritengono che in questo modo il pubblico li seguirà con maggiore convinzione, con maggiore fiducia e quindi con maggiore disponibilità ad accogliere le comunicazioni degli inserzionisti.

I pubblicitari, in quanto procuratori degli inserzionisti, vogliono comunicare (rendere comune) qualcosa, in genere con l’obiettivo di persuadere, cioè di vendere, materialmente o metaforicamente, un prodotto-servizio o anche un pensiero o un atteggiamento politico al pubblico.

Se descriviamo la fisiologia o il metabolismo della persona umana, rileviamo subito la nostra necessità di alimentarci e di respirare per poter sopravvivere.

L’equivalente del nostro cibo e della nostra aria, per i media, è rappresentato dal pubblico.

Senza gli introiti che derivano dalla vendita del pubblico ai pubblicitari: il medium rapidamente deperisce e muore.

Si tratta quindi di fabbricare costantemente pubblico per rivenderlo alle industrie, ai politici, ai fornitori di servizi, ai predicatori ecc

Non sto parlando dei produttori di contenuti.

Gli autori, i giornalisti, gli artisti ecc, che producono i contenuti veicolati attraverso i media e che perseguono loro obiettivi specifici, i quali in genere sono (o si auspica siano) indipendenti dalla necessità di vendere il pubblico in tal modo prodotto.

Lo ripeto. Sto descrivendo solo la struttura (lo scheletro portante) di ogni medium, il suo modello di business, i requisiti per la sua sopravvivenza.

Si tratta di confezionare incessantemente del pubblico per poterlo girare a chi lo vuole intercettare per imprimergli nella mente, in termini comunicativi, qualche cosa attraverso dei processi di associazione dei contenuti veicolati dal medium con i contenuti inseriti dagli inserzionisti.

Se non produce pubblico-audience e non trova il modo di venderlo a qualcuno : il medium scompare.

Si possono grossolanamente distinguere due grandi tipologie di media.

Ci sono i media privati, determinati quasi esclusivamente dal conto economico. Sono nati per fabbricare pubblico e per distribuirlo ai pubblicitari. Tali media esistono (quasi) esclusivamente per realizzare attraverso questo processo un vantaggio economico.

Quando non si capisce come o a chi viene venduto il pubblico (in quanto può sembrare che non ci sia pubblicità o che questi siano disinteressati) allora è il proprietario del medium che sta vendendo se stesso, o meglio che sta agendo da inserzionista.

C’è poi l’altra categoria, quella dei media pubblici o di servizio (cioè di servizio pubblico) che vendono forzosamente il proprio prodotto al pubblico stesso, attraverso un canone obbligatorio o una forma di tassa patrimoniale.

Tuttavia i media di servizio pubblico spesso e in larga misura (con rare eccezioni) vendono anch’essi il proprio pubblico (pagante) agli inserzionisti.

Nel contempo, almeno in Italia, i media di servizio pubblico forniscono audience al costante bisogno di pubblico (cioè di elettori) che divora i politici, i quali si prodigano per comparirvi continuamente e con ogni pretesto.

Più in generale, i media di servizio pubblico somministrano contenuti pedagogici di natura ideologica o più o meno indirettamente elettorale o comunque di raccolta e di organizzazione del consenso; sempre nei termini che interessano i politici, sia di governo sia di opposizione.

Questo accade soprattutto nel caso italiano, dove la televisione di servizio pubblico è, anche formalmente, proprietà materiale dei politici che siedono in Parlamento.

Conclusione.

Se vuoi capire il punto di partenza, la logica di base, dei media e se vuoi capire la psicologia del pubblico che li segue o dei professionisti che li producono e che ci lavorano: ricordati sempre che un media, qualsiasi media, al di là di ogni considerazione sui suoi contenuti, esiste in primo luogo perché raduna pubblico per passarlo a qualcuno.

E non può proprio farne a meno.

 

 

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