Immigrazione preoccupante: Non per gli Stati Uniti

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Il tema dell’immigrazione è drammatico e molto sentito oggi. Alcuni temono il fenomeno in quanto produttore di disastrosi sconvolgimenti sociali.

Non sembra tuttavia, dati alla mano, che l’immigrazione abbia creato effetti terribili negli Stati Uniti, dove pure gli immigrati sono sempre stati molti più che da noi.

Come spesso accade: ragionare sulla base di dati oggettivi ci aiuta a inquadrare la questione in termini forse più realistici.

Considerando anche il fatto che il tema dell’immigrazione, quale si rappresenta nella psicologia popolare, è spesso collegato a quello della sovrappopolazione e viene sottolineato spesso e volentieri dai seguaci della Legge di Malthus (prima versione).

Anche in questa circostanza, la valutazione della identità altrui (Immigrato? Migrante? Avventuriero? Extracomunitario? Profugo? Disperato? Potenziale terrorista? Prossimo tuo? Clandestino? ecc) si dimostra, una volta di più, un tema che è prima di tutto psicologico e solo in seconda istanza tiene conto, almeno per la gran parte del pubblico, anche di dati meno soggettivi.

I dati ci arrivano con grande chiarezza dal recente studio sul rapporto fra immigrazione e popolazione negli Stati Uniti che è stato realizzato dal Pew Research Center di Washington.

L’analisi è pubblicata nel post Modern Immigration Wave Brings 59 Million to U.S Driving Population Growth and Change Through 2065: Views of Immigration’s Impact on U.S. Society Mixed di cui lo stesso Pew Research Center mette a disposizione di tutti il rapporto completo in .pdf.

Questi dati, relativi alla realtà etnico-culturale che forse ha subito il maggiore flusso di immigrazione nella storia occidentale moderna (gli Stati Uniti, appunto) possono offrirci utili spunti di riflessione comparativa, per valutare la situazione europea in generale e quella italiana in particolare.

Il confronto con gli Stati Uniti, come paragone con l’Italia, è particolarmente rappresentativo se si considera la continuità ideale, politica, economica ecc che da secoli caratterizza la cooperazione, e talvolta la quasi identificazione culturale, tra i due Paesi.

Sarebbe difficile affermare che gli Stati Uniti hanno subito catastrofi fatali a causa dei secoli di immigrazione che hanno alle spalle. In realtà: la costante quanto massiccia immigrazione è proprio il fenomeno che ha costituito gli Stati Uniti e che li ha resi quello che sono oggi.

Nell’arco del Novecento ci sono stati in Europa movimenti ideologici fortemente critici nei confronti degli Stati Uniti, considerati come sinonimo del capitalismo vincente; ma si tratta di atteggiamenti in deciso calo e che non sembrano utilizzare il tema dell’immigrazione come un fattore significativo da fare intervenire per giungere a tali conclusioni negativiste.

L’evidenza dei dati mostra che:

  • Gli immigrati negli Stati Uniti, per gli ultimi 50 anni tra il 1965 e il 2015, sono stati 59 milioni, su una popolazione totale statunitense che è passata nello stesso arco di tempo da 193 milioni a 324 milioni.
  • Gli immigrati negli Stati Uniti con la loro discendenza (figli e nipoti di immigrati) hanno generato a tutt’oggi 72 milioni di abitanti in più nella popolazione statunitense. Le famiglie immigrate valgono dunque il 22% della popolazione attuale (1 Statunitense ogni 5 è di famiglia extra-unione, per usare un termine simile a quello europeo). Gli abitanti degli Stati Uniti sarebbero cioè 252 milioni (invece che 324 milioni) se non ci fosse stata l’immigrazione recente.

Il vero grande problema relativo alla popolazione nella vita civile negli Stati Uniti non sembra peraltro essere proprio l’immigrazione bensì piuttosto le relazioni tra Bianchi e Neri. Questo dato appare evidente almeno a giudicare da tanti episodi drammatici e in particolare dalla schiacciante prevalenza (e talvolta la quasi unanimità) della popolazione coloured per quanto riguarda: persone uccise dalla polizia, homeless, patologie mentali gravi, popolazione carceraria ecc.

Va peraltro ricordato che la presenza di Neri nella popolazione degli Stati Uniti non è certo dovuta ad una qualche forma di flusso migratorio, anche solo vagamente paragonabile a quello che coinvolge attualmente l’Europa. Si è trattato infatti del sequestro di schiavi, operato forzatamente dagli Statunitensi che rapivano o facevano rapire le popolazioni africane dai loro paesi di residenza. Gli africani deportati in America sono stati almeno 15 milioni e probabilmente assai di più.

Per aiutare un confronto con l’Italia, si può notare che:

  • L’Italia fino a 50 anni fa è stata essenzialmente un paese di continua e fortissima emigrazione. Nel 1860, alla data dell’unità d’Italia, c’erano circa 23 milioni di abitanti. Si calcola che gli italiani i quali sono emigrati dall’Italia nel secolo successivo sono stati indicativamente 23/24 milioni anch’essi. Per dirlo in estrema sintesi: quando si è celebrato il centenario dell’unità italiana, gli Italiani sarebbero stati più o meno il doppio se non ne fossero emigrati così tanti. E’ anche realistico pensare che questa fiumana di Italiani in continua emigrazione non abbia certo aiutato lo sviluppo del Paese.
  • Solo con il boom economico del dopoguerra l’Italia riduce la sua intensa tradizione migratoria, che pure oggi continua ma in misura minore e che consiste ormai più che altro di una massiccia fuga dei giovani con elevati livelli di istruzione e di competenza professionale.
  • Poi, con gli anni ’80, l’Italia prende a invertire parzialmente la tendenza e ad attrarre dei flussi di immigrati. Attualmente gli immigrati in Italia sono, secondo l’Istat, attorno ai 5/6 milioni (a seconda di come li si calcola) cioè più o meno lo 8/10% della popolazione.
  • In breve gli immigrati in Italia, rispetto agli Stati Uniti: se ne si valuta il rilievo percentuale sulla popolazione, sono un poco meno della metà (della percentuale di immigrati negli USA); mentre in cifre assolute sono circa un decimo degli immigrati negli Stati Uniti, ma con riferimento ad una popolazione italiana che è circa un quinto di quella statunitense.

Conclusione, per il momento: il tema dell’immigrazione può essere analizzato tenendo conto anche di tante altre variabili. Ognuno le svilupperà a modo suo.

Tuttavia sembra verosimile ipotizzare che, almeno dal punto di vista del confronto di numeri, l’immigrazione di per se stessa non sia stata, nel caso preso qui a riferimento (gli Stati Uniti) una causa catastrofica di declino culturale o economico, bensì eventualmente il contrario.