L’ipnosi è provata scientificamente da almeno due secoli

 

L’ipnotecnica è comprovata scientificamente da almeno due secoli di ricerca sistematica.

L’ipnosi subisce da secoli una validazione empirica costante, metodologicamente rigorosa, ai massimi livelli della ricerca di base e della verifica applicativa in campo internazionale, nelle università e nelle strutture sanitarie più importanti del mondo.

L’International Journal of Clinical and Experimental Hypnosis ha dedicato tre numeri speciali alla validazione empirica (evidence based) dell’ipnosi. Come testimonia Michael Nash, della University of Tennessee a Knoxville, nella presentazione: “L’ipnosi può essere considerata una tra le più accurate modalità di intervento psicoterapeutico che siano basate sulla ricerca, con oltre 7.000 pubblicazioni in materia dal 1966 ad oggi, presenti in più di 150 differenti riviste scientifiche di medicina generale, di psicologia o interdisciplinari” [Nash].

Degli scienziati più autorevoli, che i membri della American Psychological Association hanno indicato come i 100 psicologi più eminenti nel ventesimo secolo: almeno 14 hanno lavorato intensamente a produrre ricerche di rilievo nel campo dell’ipnosi [Haggbloom et Al].

La rigorosa validazione empirica dell’ipnotecnica rappresenta qualche cosa di molto diverso da quanto accade per alcune altre tecniche mediche (che pure vengono talvolta utilizzate anche quando la loro dimostrazione empirica non è molto solida), ma soprattutto da quanto accade per una gran parte delle altre tecniche di consulenza alla persona, cui si fa ampio riferimento nella psicologia pratica (talvolta anche con ottimi risultati empirici), ma che raramente vengono sottoposte a qualche verifica sperimentale scientificamente rigorosa.

Ricordo che la ricerca sull’ipnosi è diffusa nelle maggiori università e istituzioni scientifiche e cliniche del mondo.

In generale: viene insegnata o utilizzata in laboratorio nella gran parte delle università degli Stati Uniti, così come in molti altri Paesi soprattutto di lingua inglese. Si sono sviluppati nel tempo anche dei veri e propri centri di eccellenza in materia di suggestione.

Seguendo le sintesi di McConkey e di Pintar e Lynn, con qualche integrazione che discende dalle mie personali esperienze e frequentazioni universitarie: i luoghi e le scuole di maggiore tradizione ipnotistica (in lingua inglese), da alcune diecine di anni e in qualche caso da più di un secolo, risultano essere (secondo una rassegna minima e necessariamente incompleta), con indicati accanto alcuni dei loro esponenti più rappresentativi, in ordine alfabetico, quanto meno:

  • Berkeley University, California at: Theodore Sarbin, John Kihlstrom.
  • Carleton University di Ottawa in Canada: Nicholas Spanos.
  • Colgate University di Hamilton NY: George Estabrooks.
  • Columbia University: Herbert Spiegel.
  • Harvard University: William James, Morton Prince, Paul Campbell Young, Henry Murray, Robert White, Dierdre Barrett, Daniel Brown.
  • Medfield Foundation nel Massachusetts: Theodore Barber.
  • Minnesota, University of: Auke Tellegen.
  • Montana, University of: John Watkins, Helen Watkins.
  • Oklahoma, University of: André Weitzenhoffer.
  • Palo Alto, Mental Research Institute: Jay Haley.
  • Pennsylvania, University of: Emily Orne, Martin Orne, Peter Bloom.
  • Sidney, University of: Gordon Hammer, Philip Sutcliffe.
  • Stanford University, California at: Ernest Hilgard, Josephine Rohr Hilgard, David Spiegel.
  • Tennessee, University of: Michael Nash.
  • Washington State University: Arreed Barabasz, Marianne Barabasz.
  • Wayne State University, Michigan: Milton Erickson.
  • Wisconsin-Madison, University of: Clark Hull.

In passato, la diffusione della suggestione in campo medico è stata limitata dal fatto che la sua notevole efficacia empirica non era accompagnata da un altrettanto solido supporto di dati sperimentali.

Come nota autorevolmente il National Institute of Health NIH, storicamente: “Una barriera per l’integrazione delle tecniche comportamentali e di rilassamento nella terapia medica standard è stata l’accento che veniva posto esclusivamente sul modello biomedico come base della formazione medica. Il modello biomedico definisce la malattia in termini anatomici e fisiopatologici. Il passaggio ad un modello bio-psico-sociale dovrebbe dare maggiore rilievo all’esperienza che il paziente ha della malattia e bilanciare le sue esigenze anatomo-fisiologiche con le sue esigenze psico-sociali” [National Institute of Health NIH].

 

 

 

 

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