John Holcroft psicologo del lavoro contemporaneo

John Holcroft : Risorse umane

 

Ispirati dal 1° maggio, con la relativa festa del lavoro (auspicando che le opportunità possano crescere drasticamente subito), visitiamo una forma artistica di psicologia.

Si dice spesso che un’immagine vale più di 10.000 parole. Tale massima, che di solito viene attribuita al saggio zen, funziona in modo particolare nell’ambito dei comportamenti e delle loro metafore.

John Holcroft è un giovane inglese geniale (originario di Parbold nel Lancashire) che finge di essere un semplice illustratore, dichiarando la sua ammirazione per Ian Pollock, David Hughs, Rachel Gosling, David Cutter e naturalmente Edward Hopper, assieme ad altri artisti moderni.

John Holcroft è in realtà un notevole, quanto originale, descrittore di modi di essere che anche la psicologia si propone di narrare, ma che lui rende in termini adamantini e immediati.

Uno dei temi principali su cui Holcroft ci offre nuove chiavi di lettura è quello degli esseri umani al lavoro. Lo sviluppa, tra l’altro, fornendo le sue illustrazioni sin dal 2001 ad una quantità di comunicatori del Regno Unito, tra cui spesso: BBC, Financial Times, Economist, Guardian, Conde Nast come pure tanti altri.

Ogni volta che mi capita di vedere suoi lavori sui media, come ad esempio sul Sole 24 Ore o in altre sedi dove le sue opere vengono riprese anche in Italia, mi sento sempre invitato a riflettere. Sono tanti piccoli saggi intelligenti di psicologia visiva. Direi che, più che descrivere: evocano.

Non presentano numeri o chiavi di lettura razionalizzate, ma offrono piuttosto uno stimolo che attiva in me (come, presumo, in tanti altri osservatori-ammiratori) delle catene associative.

In sostanza: Holcroft fornisce stimoli psicotecnici per capire meglio e per sviluppare nella nostra mente dei processi mentali, emotivi, simbolici, che mi inducono a crescere; e che possono aiutare anche lo psicologo in azione a far crescere gli altri.

Ne riporto qui di seguito alcuni esempi (dei molti che l’artista ha prodotto) sull’uomo al lavoro appunto, accompagnandoli con una mia didascalia, che accenna a qualche cosa di ciò che potrebbero aver fatto capire.

A questo scopo: mi ispiro anche ai titoli forniti direttamente da Holcroft, ma sottolineando che si tratta comunque di mie letture da critico psicologico. Che lui ha il merito di avere suscitato con le sue opere, ma di cui certo non porta alcuna responsabilità.

 

John Holcroft : Il mercato del lavoro
John Holcroft : Il sacro fuoco del fare
John Holcroft : Gerarchia, L’organigramma aziendale
John Holcroft : Il posto di lavoro (può essere precario)
John Holcroft : Conquistare il mercato
John Holcroft : La solitudine del capo
John Holcroft : Il ciclo della vita, la precarietà dei vecchi viene soccorsa dalla vitalità dei giovani
John Holcroft : Rollercoaster per utenti obbligati

 

Holcroft ha un aspetto piuttosto vivace e simpatico, ma comunica una visione di surrealtà disincantata. Forse si ispira in parte alla propria condizione, stimolante ma non facile, di professionista indipendente.

Holcroft dipinge alcuni degli aspetti che maggiormente caratterizzano la condizione del lavoro contemporaneo, specie giovanile, fatto di precarietà, di prospettiva limitata, di incertezza, di speranze oscure. Una condizione difficile che Holcroft ci presenta con lucida leggerezza, pur nella sua drammaticità.

Uno stile che mi ricorda, benché su un media comunicativo assai diverso e in condizioni che vedono le parti in gioco quasi del tutto invertite, certi classici contributi della letteratura-cinematografia italiana come: il Donnarumma all’assalto di Ottieri, Il posto di Olmi o La vita agra di Bianciardi-Tognazzi.

Insomma: un ottimo artista, che noi psicologi facciamo bene a osservare attentamente, poiché ci offre grandi spunti di lettura per il nostro mondo contemporaneo.