Kohler: Apprendere per insight

 

Lo psicologo e filosofo tedesco Wolfgang Köhler (1887-1967) è allievo del gestaltista Wertheimer

Opera a Berlino, poi negli Stati Uniti Dal 1913 e per tutta la prima guerra mondiale è direttore della Stazione di ricerca sulle scimmie antropoidi insediata dall’Accademia Prussiana delle Scienze a Tenerife, nelle isole nord-africane Canarie, dove Köhler fa anche da informatore per l’esercito tedesco

Le sue indagini sull’intelligenza degli scimpanzé, che non sono animali originari delle Canarie ma che vi erano tenuti in cattività dentro a un vasto recinto, sono state pubblicate nel libro La mentalità delle scimmie antropoidi del 1917 [Intelligenzprüfungen an Anthropoiden] ben presto tradotto anche in inglese [The mentality of apes, 1925]

Kohler organizza una serie di situazioni incentrate sul modo in cui le scimmie affamate riescono a impossessarsi di porzioni di cibo che non sono direttamente alla loro portata

A testimonianza di tali ricerche abbiamo anche delle fotografie e qualche breve ripresa filmata

Le esperienze di Köhler non sono molto rigorose, almeno secondo i criteri scientifici di oggi, ma vengono considerate tra le più rappresentative della psicologia moderna

In una circostanza, dove ci sono delle banane al di là di una rete e dove ci sono a terra dei bastoni semi-cavi di bambù: la scimmia, dopo una serie di tentativi senza esito, all’improvviso mette assieme i bambù come in un telescopio, e poi li usa per tirare a sé le banane In un’altra circostanza, dove c’è una banana appesa molto in alto: lo scimpanzé fa dei balzi senza ottenere nulla; poi si allontana, guarda, sembra come riflettere, prende una cassa lì vicino e ci sale sopra, ma ugualmente non riesce ad arrivare abbastanza in alto; allora afferra una seconda cassa, la mette sopra la prima, sale sopra al tutto e finalmente si mangia la banana

 

 

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Le esperienze di Köhler non sono molto rigorose, almeno secondo i criteri scientifici di oggi, ma vengono considerate tra le più rappresentative della psicologia moderna

Secondo Köhler, queste indagini dimostrano che spesso gli animali, così come gli uomini, non interagiscono con il loro ambiente solo per tentativi ed errori, ma anche seguendo una specie di intuizione o di illuminazione interiore [che chiama: insight] cioè attraverso una ristrutturazione del campo percettivo-cognitivo

L’animale gestaltista non è una macchina automatica che funziona a gettoni, per stimolo-risposta-rinforzo, come il cane di Pavlov o il ratto di Skinner

Kohler parla dunque di un comportamento animale intelligente, per descrivere il quale occorre fare riferimento ad una capacità di elaborazione interiore, cioè alla funzione produttiva della mente

Kohler presenta i suoi dati come una dimostrazione contraria alla tesi di Thorndike, allora molto radicata in psicologia, secondo cui la legge dell’effetto (il rinforzo) è l’unico vero principio nella modificazione del comportamento

Kohler, che si ispira in parte a Goethe, combatte il modello meccanico stimolo-risposta del comportamentismo, proponendo invece un modello dinamico del comportamento umano, basato su un ruolo attivo dell’intelligenza nell’organizzare la percezione

Nel 1934 Kohler fugge negli Stati Uniti dove, accanto a Max Wertheimer e Kurt Koffka, la sua testimonianza contribuisce in modo determinante all’affermarsi della psicologia della Gestalt nella cultura americana

 

 

 

 

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