La salute mentale è un tema psicosociale per la World Health Organization

 

Alla luce del costante dibattito sulla natura della salute mentale, rivediamo che cosa stabilisce ufficialmente in proposito l’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Stimolata dalla Resolution WHA65.4 sulla promozione della salute mentale, deliberata nella Sixty-fifth World Health Assembly, may 2012 (pp. 7-10) la World Health Organization WHO ha pubblicato un documento fondativo per l’azione a favore della salute mentale negli anni Duemila: WHO’s Mental Health Action Plan 2013-2020.

Suggerisco a chi opera in ambito psicologico di leggerlo; anche perché ho verificato di recente che il Mental Health Action Plan del WHO sembra essere ben poco noto fra gli psicologi, come pure fra molti di quanti operano all’interno del Servizio Sanitario Nazionale.

Eppure lo WHO’s Mental Health Action Plan definisce le Linee Guida ufficiali dell’intervento in materia di benessere mentale per la generalità del Paesi nel mondo, Italia compresa, per tutto questo decennio.

Qui mi limito a evidenziare gli elementi strutturali di tali Linee Guida, quali emergono da un’analisi del contenuto sui termini più utilizzati dalla World Health Organization per definire il tema.

Il primo dato è che la chiave di fondo dell’Action Plan è la Mental Health. Il termine Health compare infatti 552 volte nell’Action Plan; mentre Mental compare 538 volte; i due termini sono assieme (Mental Health) in 345 casi.

Ma veniamo alla dimensione più strettamente “psy” nello scenario indicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

 

Una questione decisamente psicosociale

 

Le espressioni che contengono un riferimento «psy» (a parte «epilepsy» che compare 4 volte) dentro al Mental Health Action Plan sono 56 in tutto. Si distribuiscono in questo modo:

  • 49 – Psychosocial
  • 2 – Psychological
  • 1 – Psychiatric
  • 1 – Psychiatrist
  • 1 – Psychoactive
  • 1 – Psychosis
  • 1 – Psychotropic

Gli altri termini, verosimilmente connessi alla Mental Health, al benessere mentale e all’intervento in materia, cui viene fatto riferimento nel Mental Health Action Plan della World Health Organization, sono:

  • 158 – Disorder/s
  • 85 – Human
  • 79 – Care
  • 69 – Person/s
  • 49 – Prevention
  • 39 – Treatment
  • 36 – Disease/s
  • 32 – Community
  • 27 – Recovery
  • 15 – Substance/s
  • 12 – Well-being
  • 10 – Stress/es
  • 8 – Carer/s
  • 8 – Humanitarian
  • 7 – Hospital
  • 6 – Depression
  • 4 – Neurological
  • 4 – Schizophrenia
  • 3 – Medicines
  • 3 – Trauma
  • 2 – Bipolar
  • 2 – Holistic
  • 2 – Illness
  • 2 – Medicalization
  • 2 – Outpatient
  • 2 – Pharmacological
  • 1 – Anxiety
  • 1 – Clinical
  • 1 – Diagnosis
  • 1 – Diagnostic
  • 1 – Inpatient
  • 1 – Medical
  • 1 – Neurotic
  • 1 – Over-diagnosis
  • 1 – Self-care
  • 1 – Therapies
  • 0 – Addiction
  • 0 – Brain
  • 0 – Clinic
  • 0 – Counseling
  • 0 – Doctor
  • 0 – Maniac
  • 0 – Mind
  • 0 – Nervous System
  • 0 – Pathology
  • 0 – Physician
  • 0 – Prescription
  • 0 – Psychotherapy
  • 0 – (Psychological/Diagnostic) Test

Come ben si vede: la salute mentale, secondo l’autorevole valutazione della World Health Organization, non ha a che fare (come riferimento da mettere in primo piano) né con la psichiatria né con la psicoterapia e per certi aspetti nemmeno con la medicina, almeno in quanto discipline o professioni a sé stanti.

La massima autorità mondiale nell’ambito della Sanità preferisce invece considerare la salute mentale come una questione della vita quotidiana, che può essere identificata e affrontata al meglio, nei limiti del possibile, più che altro in termini psicosociali.

 

Da accompagnare in modo coordinato e istituzionale

 

Sulla base dell’analisi condotta sull’Action Plan del WHO possiamo rilevare ancora qualche elemento utile (tra gli altri) che si può ricavare dalla frequenza con cui i vari termini compiano nel testo. Ne deduciamo, quanto meno, che:

  • La World Health Organization definisce un piano d’intervento sul benessere mentale che si riferisce a dimensioni sanitarie, politiche, amministrative, culturali, intellettuali, ma senza indicare professioni o discipline accademiche specifiche.
  • La WHO, per quanto riguarda una definizione formale del disagio mentale, utilizza esclusivamente lo ICD 10. Si tratta del ben noto: WHO’s International Statistical Classification of Diseases and Related Health Problems 10th Revision (lCD-l0) in particolare per quanto riguarda The ICD-10 Classification of Mental
    and Behavioural Disorders: Clinical descriptions and diagnostic guidelines. Il tutto viene messo liberamente a disposizione internet. WHO precisa in particolare che: “the term «mental disorders» is used to denote a range of mental and behavioural disorders that fall within the International Statistical Classification of Diseases and Related Health Problems”.
  • Il DSM o Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, che viene caldeggiato con insistenza dal circolo degli psichiatri statunitensi che promuovono l’uso degli psicofarmaci e che richiede più di 100 $ per potervi accedere, non viene nemmeno citato.
  • L’obiettivo chiave della World Health Organization è sintetizzato nel principio, più volte ripetuto: “The Action Plan’s overall goal is to promote mental well-being, prevent mental disorders, provide care, enhance recovery, promote human rights and reduce the mortality, morbidity and disability for persons with mental disorders.”

 

L’impressione di fondo è che il contesto internazionale delle strategie per la promozione della salute faccia riferimento a uno scenario concettuale molto lontano da quello che sento talvolta circolare nell’ambiente psy italiano.

Le linee guida ufficiali del Mental Health Action Plan si manifestano nell’ambito più bio-medico che si possa immaginare, in sede di coordinamento internazionale, eppure si parla solo a grandi linee di malattia, di malati, di pazienti, di prescrizioni, di farmaci e ben poco (o nulla) di diagnosi o di interpretazioni psicologiche secondo questa o quella teoria.

Si fa invece costante riferimento a degli esseri umani in una dimensione che è assai poco neuro-organica, bensì pervasivamente psicosociale.

In conclusione: alla luce di questa ricapitolazione, potrà risultare utile per quanti operano nell’ambito della psicologia e del benessere mentale, anche in Italia, attribuire un minore rilievo al soffocante dibattito sulle diagnosi e sulle descrizioni pseudo-mediche e sulle teorie in concorrenza.

Potrà capitare così che ci si avvicini maggiormente alla prospettiva psicosociale su cui è impostato tutto l’intervento della World Health Organization anche per questo decennio.

 

 

Nota Metodologica

Il testo di riferimento è: World Health Organization (2013). WHO’s Mental Health Action Plan 2013-2020. Geneva Switzerland: WHO Document Production Services (di pagine: 50).

Per un quadro rapido e preciso della posizione ufficiale WHO: merita fare riferimento alla pagina relativa alla Mental Health del Department of Mental Health and Substance Abuse (MSD) presso la World Health Organization.

Per il tema della classificazione-diagnosi psichiatrica si veda più specificamente: The ICD-10 Classification of Mental and Behavioural Disorders: Clinical descriptions and diagnostic guidelines. Come introduzione al suo schema generale, si può consultare anche la Sintesi sviluppata in Wikipedia.

Nell’analisi del contenuto non ho contato la frequenza delle parole che compiono nei titoli dei sintetici riferimenti bibliografici, che peraltro aggiungerebbero un massimo di una sola unità di frequenza e solo per qualcuna delle parole analizzate.

 

 

 

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