L’American Psychological Association manifesta grande favore per l’Ipnosi

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Milton Erickson, probabilmente il più noto ipnotista che sia stato a lungo membro (tra l’altro) dell’American Psychological Association

 

La posizione dell’American Psychological Association APA nei confronti dell’Ipnosi è sempre consistita nell’esprimere una valutazione molto positiva di questa psicotecnica, che da almeno un secolo è entrata a far parte a pieno titolo della psicologia.

L’APA ha sempre sottolineato le notevoli potenzialità (evidence based) dell’ipnotecnica, che considera una metodica assai utile da impiegare nella pratica della ricerca scientifica sulla mente e più ancora nella professione psicologica.

Questo atteggiamento di fondo viene ribadito costantemente, almeno da quando l’American Psychological Association è stata fondata nel 1892.

Possiamo fare riferimento a una quantità di dati che si rincorrono in questa direzione. Ne riassumo qualcuno, fra i tanti e tanti possibili, giusto per rendere l’idea anche solo evocativamente.

Merita ricordare innanzitutto che molti tra gli psicologi eminenti che fondano la Nuova Psicologia Scientifica, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, sono ipnotisti. Alcuni di essi coincidono proprio con i maggiori esponenti dell’American Psychological Association stessa (da William James a Clark Hull a Ernest Hilgard ecc) oppure sono tra gli scienziati internazionali (da Theodule Ribot a Wilhelm Wundt a Ivan Pavlov ecc) cui la American Psychological Association ha fatto maggiore riferimento nel suo percorso di consolidamento scientifico e istituzionale.

Venendo ai giorni nostri, quando gli psicologi statunitensi fanno un loro bilancio sulla psicologia nel Novecento, la presenza dell’ipnosi appare notevole per tutto il secolo.

In particolare, tra gli scienziati e i professionisti che i membri della American Psychological Association votano come i 100 psicologi più eminenti nel ventesimo secolo: almeno 14 hanno lavorato intensamente e sistematicamente a produrre contributi di rilievo nel campo dell’ipnosi (Haggbloom et Al, 2002; Barnier e Nash, 2008).

Anche per quanto riguarda la formazione e la pratica professionale, possiamo notare come già negli anni ‘80 del Novecento una metà degli psicologi statunitensi ha ricevuto una formazione ufficiale all’Ipnosi.

Secondo i dati raccolti presso un campione rappresentativo degli psicologi iscritti all’American Psychological Association che operano nelle più diverse aree della psicologia: il 47% di loro ha ricevuto una formazione almeno di base all’ipnosi; il 9% ha anche condotto della ricerca scientifica sistematica in tale materia (Kraft e Rodolfa, 1982).

Tra gli Istituti che abilitano ad essere riconosciuti come psicologi dalla American Psychological Association nell’ambito della psicoterapia o del counseling (e stiamo ancora parlando degli anni ’70, mentre oggi l’interesse per l’ipnotecnica è ulteriormente cresciuto) gli Istituti che offrono un internato specifico completo e riconosciuto ufficialmente in ipnosi sono circa un terzo, mentre gli Istituti che offrono almeno un corso base di ipnosi sono circa due terzi, fra le Università degli Stati Uniti (Parrish, 1975; Rodolfa et Al, 1983).

Arrivati agli anni ’10 dei Duemila, la fiducia che l’American Psychological Association ripone nell’ipnosi è testimoniata molto efficacemente dai corposi Manuali che l’APA ha sempre voluto pubblicare, ufficialmente e con il proprio marchio, proprio sull’ipnotecnica.

Possiamo ricordare, tra gli altri testi voluti dall’American Psychological Association, gli importanti volumi:

Possiamo ricordare anche qualche frase, che riassume la valutazione dell’American Psychological Association sull’ipnosi, tra quelle che presentano formalmente i diversi Manuali ufficiali in tema di ipnotecnica che sono stati pubblicati dalla APA stessa:

  • “Today, hypnosis and hypnotic phenomena are in the mainstream of clinical, cognitive, and social psychology, and practitioners can benefit from a wealth of research to guide their interventions.” (Handbook of Clinical Hypnosis, Second Edition – APA, 2010).
  • “Clinical Hypnosis for Pain Control is a compelling argument for the use of hypnotic analgesia as a viable alternative to psychopharmacological interventions for controlling acute, chronic, and perioperative pain, as well as pain from nonsurgical procedures. Yet clinical hypnosis is not an “alternative” medicine, the author argues; rather, it is an innovative way of using a patient’s subconscious resources to distract, dislocate, or reduce pain in a variety of clinical settings—from the ER to the hospital’s rehabilitation wing.” (Clinical Hypnosis for Pain Control – APA, 2010).
  • “Some people have strong negative attitudes toward hypnosis, precluding its use. Clinical Hypnosis and Self-Regulation: Cognitive-Behavioral Perspectives presents a cognitive-behavioral perspective on the use of hypnotic suggestion in psychotherapy and attempts to break down the barriers that have inhibited clinicians from using a powerful, empirically validated clinical tool.” (Clinical Hypnosis and Self-Regulation: Cognitive-Behavioral Perspectives – APA, 1998).

A conclusione di questa nota, possiamo ricordare infine la più sintetica tra le definizioni che l’American Psychological Association ha pubblicato ufficialmente sull’ipnosi.

Tale descrizione, nella sua immediatezza, può rappresentare un buon punto di partenza per ogni psicologo (e per ogni operatore della salute) che nutre interesse professionale per la materia e che vuole conoscere qualche cosa di più di quel quasi-nulla (e talvolta: nulla del tutto) che generalmente gli hanno detto durante i suoi studi universitari italiani:

 

 

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I riferimenti bibliografici cui faccio riferimento più sopra, a parte quelli dei Manuali APA (linkati direttamente al titolo), sono:
Barnier, A.J., Nash, M.R. (2008). Introduction: A roadmap for explanation, a working definition. In: Nash, M., Barnier, A., editors. Oxford handbook of hypnosis. Oxford: Oxford University Press, 1-20.
Haggbloom, S.J., Warnick, R.,Warnick, J.E., Jones,V.K., Yarbrough, G.L., Russell, T.M., Borecky, C.M., McGahhey, R., Powell, J,L., Beavers, J., Monte, Em (2002). The 100 most eminent psychologists of the 20th century. Review of General Psychology, 6,139-152.
Kraft, W.A., Rodolfa, E.R. (1982). The use of hypnosis among psychologists. American Journal of Clinical Hypnosis, 24[4], 249-257.
Parrish, M.J. (1975). Predoctoral training in clinical hypnosis: A national survey of availability and educator attitudes in schools of medicine, dentistry, and graduate clinical psychology. International Journal of Clinical and Experimental Hypnosis, 23(4) 249-265.
Rodolfa, E.R., Kraft, W.A., Reilley, R.R., Blackmore, S.H. (1983). The status of research and training in hypnosis at APA accredited clinical-counseling psychology internship sites: A national survey. International Journal of Clinical and Experimental Hypnosis, 31(4), 284 – 292.

 

 

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