L’elettroshock non è ottocentesco

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“Sono ancora più di mille i pazienti psichiatrici curati, in ospedali pubblici e cliniche private, con un metodo ottocentesco e controverso.” Così si apre l’intelligente articolo di Michele Sasso, pubblicato sull’Espresso di Natale 2012 e ripreso da varie altre testate del gruppo anche online, che denuncia sin dal titolo: “Elettroshock, la vergogna continua”.

Ora: fa bene Sasso a criticare l’assai discutibile pratica della terapia elettroconvulsiva di shock, detta popolarmente “elettroshock”; e tuttavia commette una doppia ingenuità nel definirla “ottocentesca.”

In primo luogo: perché l’elettroshock è una invenzione del Novecento. In secondo luogo: perché, in psicologia, il fatto di essere “ottocentesco” rappresenta una qualità notevolmente positiva; qualità che appunto non mi pare sia il caso di attribuire alla terapia elettroconvulsivante.

L’elettroshock si diffonde, più o meno, solo con la seconda guerra mondiale. Ottiene infatti un grande successo a livello internazionale soprattutto dagli anni ’40, quando diventa una pratica diffusa negli Stati Uniti.

Però è stato inventato nel 1937, da due psichiatri italiani: Ugo Cerletti e Lucino Bini.

Quindi: l’elettroshock non è affatto un prodotto tipico della visione psicologica ottocentesca. Si tratta, al contrario, di un eccellente esempio di quella volontà fisicalista a tutti i costi che ha caratterizzato la parte più materialista della medicina nel Novecento.

Alla base di questa procedura sta infatti la diffusa idea positivista moderna (per alcuni: utopica; per altri: delirante) che la nostra soggettività consista solo di un impianto elettrico da rimettere in fase.

Mentre la psicologia ottocentesca è spesso assai migliore della psicologia, e più ancora della psichiatria, del Novecento. La psicologia ottocentesca è infatti molto meno tecnocratica e molto più attenta alla personalità del soggetto, che non al tentativo di ridurre la nostra mente ad un meccanismo biologico-organico. Mentre il fatto di utilizzare il termine “ottocentesco” come se fosse un termine dispregiativo è ormai tipico solo del movimento scientifico più reazionario e integralista, oltre che ormai piuttosto marginale.

 

 

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