Lo psicologo italiano più famoso al mondo è una psicotecnica ignorata dagli psicologi italiani

 

Il primo dato di fatto è che: c’è un solo psicologo (psychologist) italiano che sia famoso in tutto il mondo.

Il secondo dato di fatto è che: tale conosciutissimo psychologist non compare quasi mai fra gli autori di riferimento degli psicologi italiani e non viene praticamente mai citato nell’ambito della loro (nostra) formazione.

La domanda che ne deriva immediatamente è dunque: Come è possibile?

Lo psicologo italiano assolutamente più famoso al mondo (come non molti hanno presente) è Maria Montessori (Chiaravalle-Italia, 1870 – Noordwijk-Olanda, 1952).

Quasi senza eccezione, quando cito Maria Montessori a colleghi psicologi che parlano inglese: tutti sanno benissimo chi è, riconoscendola come psychologist di grande rilievo e di grande influenza sulla psicologia di tutto il mondo. Non mi è mai capitato qualche cosa anche solo di vagamente simile con altri nomi di psicologi italiani.

Più specificamente, per utilizzare un parametro oggettivo e misurabile: è un fatto che gli psicologi italiani solo raramente vengono citati nei lavori di psicologia che si pubblicano nel mondo. Capita tuttavia che alcuni psicologi italiani siano relativamente noti a livello internazionale. Il più noto di tutti, tra quelli citati nella letteratura scientifica più autorevole in psicologia, è appunto, senza ombra di dubbio, Maria Montessori.

Per “lo psicologo più noto” intendo: la persona italiana più spesso citata, specificamente in quanto psicologa e per il suo contributo alla nostra disciplina, nei manuali o nelle pubblicazioni scientifiche di psicologia, dagli psicologi di gran parte del mondo e particolarmente nei Paesi di lingua inglese o che attingono alla moderna cultura psicologica-scientifica anglo-americana.

Ne evoco qualche esempio, tra i molti possibili, giusto perché so bene che il dato è quasi ignorato dai più.

Un capitolo su Maria Montessori è di regola presente in ogni manuale sulla psicologia dell’età evolutiva o dello sviluppo o dell’educazione che viene pubblicato in ambito internazionale anglo-americano più o meno da un secolo. Tale circostanza è così ricorrente in tutto il mondo che risulta pleonastico citare questi innumerevoli testi nel dettaglio. Basta consultare su internet gli indici dei manuali di psicologia dell’età evolutiva, dello sviluppo o dell’educazione per rendersene conto.

Ma quello che colpisce di più è il fatto che Maria Montessori compare spesso nei manuali della psicologia senza specificazione, cioè della psicologia in generale. Ad esempio:

  • Quando Gardner Murphy realizza la prima fondamentale storia della nuova psicologia scientifica per il pubblico di lingua inglese (Historical introduction to modern psychology; 1929-1949) cita oltre 650 personaggi, di cui solo ben pochi scienziati italiani, che Murphy ritiene rappresentativi per la moderna psicologia e che sono: Galileo Galilei, Luigi Galvani, Camillo Golgi, Cesare Lombroso, Giulio Ferrari, Antonio Marro, Sante De Sanctis, Costantino Melzi, Angelo Mosso e Maria Montessori.
  • Quando Gérard Bonnot et Al (Les 10 grands de la psychologie, 1972) presentano, in un libro di ampia diffusione, la biografia scientifica di quelli che definiscono come i “dieci grandi della psicologia” (in tutto il mondo) scelgono: Pavlov, Watson, Skinner, Kohler, Lorenz, Binet, Kinsey, i coniugi Masters & Johnson, Piaget e Maria Montessori.
  • Leonard Zusne (Biographical dictionary of psychology, 1984) conduce un’analisi del contenuto sulle 16 più importanti storie della psicologia pubblicate dopo il 1950 negli Stati Uniti. Ne deriva che c’è un solo psicologo italiano ad essere citato dalla gran parte di queste, attribuendogli un certo rilievo: Maria Montessori.
  • Nel Biographical Dictionary of Psychology di Sheehy, Chapman e Conroy (1997) vengono descritti centinaia di psicologi, ma c’è una sola voce che viene dedicata specificamente ad uno psicologo italiano: Maria Montessori (405-406).
  • C’è sempre stata una voce dedicata a Maria Montessori nella Corsini Encyclopedia of Psychology and Behavioral Science, che rappresenta da decenni uno dei più sistematici e consultati Handbook estesi della psicologia statunitense e che viene ripubblicato di continuo in edizioni aggiornate (attualmente la voce su Maria Montessori è nel Volume 3, 969-970).
  • Ancora, in quella che è forse la maggiore storia della psicologia che sia stata prodotta in Europa di recente, con la partecipazione di più di 100 psicologi di tutto il mondo sotto la guida di docenti universitari tedeschi (Bringmann, Lück, Miller, Early: A pictorial history of psychology, 1997) ci sono una quarantina di capitoli che vengono intitolati specificamente a degli autori (quali: Wundt, James, Pavlov, Freud, Binet, Allport, Piaget, Lewin ecc), accanto a tanti altri capitoli dedicati invece a teorie o metodi. Ma un solo capitolo è intitolato esclusivamente al nome di uno psicologo italiano: Maria Montessori (326-328).
  • Aggiungo che sono stati pubblicati decine di saggi e di biografie su Maria Montessori in lingua inglese. Come a sottolineare la natura decisamente psicologica del suo contributo, in una delle più rappresentative tra queste (il volume di Rita Kramer Maria Montessori: A Biography, 1976 per la University of Chicago Press) ha voluto intervenire, con un’apposita prefazione, personalmente Anna Freud.
  • Per concludere questa piccola serie di citazioni: quando O’Connell e Russo (Women in Psychology: A Bio-Bibliographic Sourcebook, 1990) realizzano un manuale sistematico sulle donne nella psicologia, redigono 36 capitoli, ciascuno intitolato singolarmente ad una psicologa di rilievo internazionale. C’è un solo capitolo su una psicologa italiana: Maria Montessori (246-255).

 

E qui mi fermo con i riferimenti precisi, sottolineando che potrei andare avanti per un pezzo con molti altri esempi analoghi.

Noto però che: se andate invece a consultare i testi della psicologia italiana, scoprite facilmente che Maria Montessori vi brilla quasi solo per la sua assenza. L’esperienza più comune, per chi studia psicologia in Italia, è quella di non incontrarla mai o di non sentirla citare più o meno mai.

 

Tra il 1990 e il 1998 Maria Montessori (in un mediocre ritratto che non rende affatto l’idea del suo fascino) è stata il volto delle 1.000 lire, cioè della banconota più diffusa in Italia. Prima di lei, dagli anni ’60 ai primi ’90, sulle banconote da 1.000 lire ci sono state solo altre due glorie italiche (internazionali): Giuseppe Verdi e Marco Polo.

 

Ciò che voglio sottolineare qui è che: Maria Montessori gode sì di una generica notorietà anche in Italia; ma non certo in veste di psicologa. Anzi: è come se gli psicologi italiani non riuscissero a cogliere la rilevanza di questo grande autore per la psicologia moderna e quindi non ne sapessero nemmeno derivare insegnamenti utili (o motivi d’orgoglio).

A questo punto: per chiudere (temporaneamente) questa nota, ripropongo la domanda iniziale. Come è stato possibile tutto questo? Perché lo psicologo italiano (Italian psychologist) più famoso al mondo è quasi ignorata in Italia come psicologa?

Rimando la disanima approfondita di questo tema ad altra occasione. Ma qui anticipo il concetto chiave di quella che penso possa essere una riposta almeno parziale.

Un motivo rilevante è che si tratta di una donna. Parrà strano (benché forse nemmeno tanto) ad occhi contemporanei, ma il senso di minorità che la gran parte del movimento psicologico italiano (e pure internazionale) ha spesso sentito nei confronti della “scienza vera” non ci ha permesso, nella prima metà del Novecento (come anche dopo) di scegliere come nostro simbolo di riferimento una donna scienziata.

Il faticoso sforzo compiuto dalla psicologia moderna per presentarsi come scientificamente rigorosa e credibile ha scelto dunque (assai scioccamente; ma: la storia è questa) di non utilizzare riferimenti a psicologhe (donne) come personaggi di qualche rilievo.

Anche perché Maria Montessori ha abbandonato volontariamente l’Italia per tutta l’ultima parte della propria vita, a causa dei suoi contrasti con il fascismo e con Mussolini in particolare. E questo l’ha resa praticamente invisibile, per decenni, alla parte meno sofisticata (e più ‘machofila’) della cultura italiana in generale.

Ma soprattutto, per restare nell’ambito più propriamente psicologico: Maria Montessori viene ricordata in primo luogo per via del Metodo Montessori, che viene chiamato così in tutto il mondo.

Maria Montessori non è radicata nella psicologia internazionale perché ha pubblicato degli esperimenti di laboratorio o per qualche sua teoria interpretativa, ma per via della sua psicotecnica pratica e della sua capacità, concreta e professionale, di favorire con grande efficacia lo sviluppo del potenziale umano.

Addirittura: il concetto specifico di Human Potential (in inglese) è stato introdotto in psicologia proprio da lei.

E’ da Maria Montessori che Carl Rogers, psicologo dell’età evolutiva, deriva il concetto per trasferirlo anche alla terapia centrata sull’adulto. Questo concetto, così tipico della psicologia della Terza Forza, è di origine largamente montessoriana.

Parrà magari strano, almeno per degli psicologi poco preparati o che non hanno grande familiarità con la psicologia internazionale, ma Maria Montessori lo ha fatto in un suo testo, ben noto nei Paesi di lingua inglese, che è uscito per la prima volta quasi 70 anni fa: Montessori, M. – To educate the human potential – Madras, India: Kalakshetra, 1947.

In sostanza: Maria Montessori, il più rilevante Italian psychologist moderno al mondo, almeno per tutto questo ultimo secolo, viene attivamente ignorata dalla generalità della psicologia italiana.

E questo accade: sia perché si tratta di una donna (che ha osato essere molto più nota internazionalmente di qualsiasi altro psicologo italiano del suo tempo) sia perché il suo contributo determinante non appartiene alle astrazioni della psicologia sperimentale accademica, bensì alla concretezza (professionale) della pratica psicotecnica, in un contesto da Terza Forza.

Direi che (da almeno un secolo) è venuta ormai l’ora di cambiare atteggiamento nei confronti di quella che è probabilmente la più rappresentativa fondatrice della psicologia nel nostro Paese.

Ci torneremo su.

 

 

 

 

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