Lo Stato italiano preferisce la gravidanza chimica al parto protetto in ipnosi

Foto: Oleg Sidorenko 2007

 

L’Agenzia Italiana del Farmaco AIFA ci comunica ufficialmente che, con il 2014: “Aumenta il consumo di antidolorifici oppiodi. Il trattamento del dolore in gravidanza”.

La grande domanda, che ne discende immediatamente, è: Perché non viene invece favorito l’impiego dell’ipnosi in accompagnamento al parto naturale?

E’ in parte un effetto della Legge di Stabilità 2014, che ha introdotto il parto chimico (cosiddetto: “oppiaceo epidurale”) integralmente a carico dello Stato.

Merita sottolineare che tale iniezione epidurale non è gratuita, ma viene pagata direttamente dallo stato ai produttori farmaceutici.

L’iniziativa è stata raccontata da alcuni come: l’affermarsi di un diritto al parto indolore grazie all’epidurale gratis; nel senso di: pagata dal deficit della Sanità con il carico di tasse ai cittadini.

Il dato è stato salutato dalle Case Farmaceutiche come un grande successo, tra il democratico e il femminista, di aiuto a tutte le mamme e all’industria stessa.

Quasi nessuno si è preoccupato di evocare anche solo indirettamente che il parto in ipnosi può presentare maggiori vantaggi per la madre (rispetto all’iniezione epidurale chimica oppiacea) pur costando di meno.

L’epidurale a carico della tassazione pubblica non rappresenta affatto di per se stesso un diritto al parto indolore, bensì è una scelta politica (non certo scientifica) di promozione del parto chimico; dato che il parto indolore si può ottenere in modo eccellente con l’accompagnamento ipnotico.

Eppure esiste una vasta letteratura scientifica sull’efficacia dell’ipnosi come anestetico, particolarmente proprio nel contesto della gravidanza e del parto (per un’introduzione al tema si veda: Perussia, F. – Manuale completo di ipnosi, 2013 – §157 – Ostetricia Ginecologia Concepimento Parto (pp 573-578), messo liberamente a disposizione in rete).

L’accompagnamento al Parto Ipnotico è un aiuto che può essere felicemente somministrato da Medici, Psicologi, Assistenti Sanitari (opportunamente preparati) nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale, oltre che nella pratica privata. Può essere somministrato in gruppo, con costi contenuti.

L’AIFA commenta i dati 2015 sul netto aumento nell’uso di oppiacei in gravidanza, che emergono dal più recente Rapporto “L’uso dei Farmaci in Italia”. Tale Rapporto OsMed (Osservatorio Nazionale sull’Impiego dei Medicinali) per il periodo gennaio-settembre 2014 può essere direttamente consultato in rete.

Benché compiaciuto per l’aumento generale nel consumo e del fatturato di farmaci, il commento dell’AIFA ci ricorda correttamente che ci sono molti motivi di preoccupazione sull’uso di tali farmaci; ad esempio, che: “Alcuni studi sul consumo di oppiacei in gravidanza – affermano i CDC USA – suggeriscono infatti che questi farmaci potrebbero aumentare il rischio di difetti del tubo neurale (difetti maggiori del cervello e della colonna vertebrale), di difetti cardiaci congeniti e gastroschisi (un difetto della parete addominale del bambino) e di sindrome da astinenza neonatale (NAS)“.

L’AIFA rimanda pure, intelligentemente, al proprio sito che mette in guardia contro i notevoli rischi nell’impiego degli analgesici, specie l’oppioide paracetamolo riassunto popolarmente nel concetto di “epidurale”, nell’ambito della gravidanza.

Capire i motivi di questa strana scelta, per cui la Repubblica Italiana ha deciso di promuovere il parto chimico con oppiacei invece che il parto naturale accompagnato dall’ipnosi, anche a dispetto di molti dati scientifici in questo senso, richiederebbe molto tempo (e molta buona volontà) per essere spiegata e capita (ammesso che ci si riesca).

Sulla scelta opposta di privilegiare il parto naturale con serenità, invece che la sedazione chimica, ricordo che i pareri e le testimonianze al riguardo sono autorevoli.

Ricordo che lo stesso Papa Pio XII nel 1957 e 1958 ha caldeggiato più volte ex-cathedra l’utilizzo dell’ipnosi, che chiama testualmente “analgesico psichico” soprattutto proprio per aiutare le donne nel parto.

Il sostegno principale al parto ipnotico si trova comunque nella già citata ampia letteratura scientifica evidence-based in materia, specie a cura della World Health Organization e dei National Institues of Health statunitensi.

Se vuoi farti un’idea di chi negli anni Duemila sceglie di utilizzare l’ipnosi, invece della sedazione chimica, per portare a termine nel migliore e più sereno dei modi la propria gravidanza, puoi rivolgerti alla Principessa Kate d’Inghilterra, quando è felicemente diventata madre del suo primogenito Royal Baby:

 

 

Molti approfondimenti sul tema specifico si trovano in: Perussia, F. (2013). Manuale Completo di Ipnosi. Milano: Psicotecnica Amazon.

 

 

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