Percezione

 

Percezione è dal latino per (per mezzo di) e capere (prendere). In senso psicologico: indica il nostro raccogliere nella mente la realtà esterna, per il tramite dei sensi. E’ l’atto di: distinguere, avvertire, conoscere

La percezione, su cui sono state sviluppate molte teorie, è una delle funzioni psicologiche più studiate in laboratorio

La percezione viene dopo la sensazione, la quale è raccolta diretta degli stimoli fisici, operata dalle nostre terminazioni sensoriali. La percezione non è mai solo registrazione, passiva e neutrale, bensì anche attribuzione di significato

La percezione è sostanza determinante per la nostra soggettività. Come notavano Berkeley e poi Kant, per l’esistenza umana: Esse est percipi, essere è percepire

Sono state descritte alcune “leggi della percezione”, valide per tutte le modalità sensoriali: la vista, l’udito, il tatto e così via; quali:

La compresenza di Figura e Sfondo: per cui qualsiasi dato percettivo si struttura in una figura, dotata di contorno, che emerge su uno sfondo dai confini indeterminati

La regola della Costanza: per cui l’identità percepita delle cose tende a mantenere le stesse caratteristiche, pure al variare del modo di presentarle; come avviene, ad esempio nel caso della percezione visiva: per la forma, il colore, la dimensione di un oggetto

Un tema classico della ricerca sulla percezione sono i fenomeni ottico-geometrici, che vengono detti, forse impropriamente, illusioni percettive

Si tratta di eventi che dipendono dalla divergenza che esiste fra la descrizione fisica (teorica) di uno stimolo e la nostra percezione diretta (concreta) del medesimo, dove vengono in evidenza i meccanismi di funzionamento del nostro modo di costruire le rappresentazioni percettive

Merita ricordare qualcuno di tali fenomeni, anche come invito ad approfondire l’interessante materia: Uno può essere l’illusione di Muller-Lyer, per cui due segmenti

appaiono uno più lungo dell’altro, benché abbiano dimensioni grafiche identiche

Un altro è l’illusione di Ponzo, per cui due segmenti identici, posti su uno sfondo opportuno, paiono di dimensioni differenti

Un altro è l’illusione di Hering, per cui due rette parallele, poste su uno sfondo opportuno, paiono due parentesi

Un altro è il triangolo di Kanizsa, per cui si percepisce la presenza di un triangolo bianco che però, nel disegno, non esiste

Ci sono poi le figure ambigue, come quella di Rubin, in cui la nostra percezione sfarfalla continuamente tra una coppa bianca e due volti neri che si contrappongono di profilo

E così via

 

 

 

 

 

 

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