Post-verità: Non dimentichiamo Koffka e la psicologia della Gestalt

 

I nostalgici della Verità-vera, di cui paventano la detronizzazione da parte di quella che immaginano come post-Verità, sembrano ignorare (oltre al contributo ottocentesco della filosofia romantico-psicologica) anche il contributo novecentesco della ricerca scientifica riconducibile alla psicologia della Gestalt.

Ricordo, in estrema sintesi, che la psicologia sperimentale della Gestalt, specie nella sua sistemazione che ci viene offerta da Koffka (1935) ha evidenziato, quale elemento fondante del nostro rapporto con il mondo, la distinzione tra ambiente fisico-geografico e ambiente psicologico-comportamentale.

L’ambiente fisico-geografico è riconducibile (in astratto e in teoria o come affermazione di fede) ad una ipotizzata realtà materiale delle cose. L’ambiente psicologico-comportamentale è riconducibile alla rappresentazione interiore che ciascuno di noi sviluppa soggettivamente (sul piano cognitivo ed emotivo) a partire dagli stimoli che i nostri sistemi sensoriali ci offrono.

È un dato di fatto che: “se le cose apparissero quali appaiono perché sono quelle che sono, non esisterebbe il problema cognitivo della percezione nel suo costituirsi. La percezione porterebbe alla conoscenza dell’ambiente geografico, salvo in certe condizioni fuori del comune” (Koffka, 1935). Invece: “anche se in una certa misura riproducono alcune delle proprietà degli oggetti reali, gli oggetti percettivi sono ben lontani dal costituirne delle repliche perfette” (Koffka, 1935).

Ne consegue che: “la realtà fisica non è un dato, ma qualcosa di costruito” (Koffka, 1935). Da una parte ci sono le cose, dall’altra ci sono i modi in cui ciascuno di noi se le rappresenta. Le due realtà si influenzano reciprocamente in un sistema dialettico che non è riducibile ad una sola delle due.

Per cui accade che, in virtù della nostra naturale disposizione a credere fermamente nelle nostre apparenze, come sottolinea Kohler (1947): “nella vita comune noi siano realisti ingenui. Non ci capita neppure lontanamente di ritenere le cose intorno a noi come puri e semplici corrispettivi, dati nella percezione, di cose fisiche (…) Di conseguenza, tutte le caratteristiche che cose e persone debbono alla organizzazione percettiva comunemente si prendono come caratteristiche di queste cose e persone in se stesse”.

Il risultato di tale attitudine realista (quello che io vedo è la vera realtà) per cui la nostra personale rappresentazione del mondo viene vissuta come una realtà oggettiva che esiste ben al di fuori di noi, induce chiunque di noi a credere di possedere la verità oggettiva del mondo.

Tale fenomeno si verifica per tutti: per chi si definisce uno scienziato oppure un artista o un religioso o una persona in generale, anche senza particolari caratteristiche o presunzioni di superiorità cognitiva-intellettuale rispetto ad altri.

Lo scienziato è convinto che la sua rappresentazione del mondo sia la realtà. Così come ne è convinto il giornalista, il politico, l’ingegnere, l’artigiano, il cittadino, il bambino o chiunque altro. Mentre ognuno di noi sospetta che le rappresentazioni della realtà diverse dalla propria siano false, o quanto meno siano dei fraintendimenti, oppure talvolta delle malefiche manipolazioni messe in atto consapevolmente per farci dispetto.

Lo studio e la pratica della psicologia in generale, e della psicologia della Gestalt in particolare, aiutano sicuramente ciascuno di noi (a partire da me e da te) a renderci meglio conto di tale curioso gioco delle realtà; dove ognuno è convinto che la propria realtà soggettiva coincida con la verità, così come è convinto che la realtà soggettiva altrui (se in contrasto con la mia) sia solo una post-verità che spesso è consapevolmente falsa e strumentale a un qualche disegno malefico.

Invece: si tratta sempre di ambienti psicologico-comportamentali contrapposti, sullo sfondo di un ambiente fisico-geografico che ognuno è convinto di rappresentarsi nell’unico modo giusto, anche quando è in evidente contrasto con le rappresentazioni di tanti altri.

 

References

Koffka, K. (1935). Principles of Gestalt Psychology. London: Kegan, Trench, Trubner & Co.

Kohler, W. (1947). Gestalt Psychology: An introduction to new concepts in modern psychology. New York: Liveright

 

 

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