Psicologi Lombardi: Belle e migliorabili

 

E’ bello darsi tutti da fare per migliorare. Penso che sia evidentemente possibile. Infatti: essendo uno psicologo, sono ottimista. Per cui: stiamo andando bene, ma possiamo andare ancora meglio.

Siccome sono iscritto da sempre all’Ordine degli Psicologi della Lombardia, occupandomi anche spesso della nostra realtà professionale, ho visitato molte volte il sito internet del mio Ordine. Ultimamente, mi è capitato di farlo con maggiore attenzione per oltre un anno.

Quindi ho notato che, ogni volta che ci tornavo, l’immagine presente nella testata di apertura è sempre stata la stessa (quella riportata qui sopra) almeno per tutto il 2013 fino ad oggi.

In questa sede, mi limito a pormi qualche rapida domanda. Di nuovo: a me stesso come alle colleghe e ai colleghi. All’Ordine degli Psicologi siamo sempre in fermento, per cui tutti cerchiamo di darci una mano.

Queste domande mi nascono da una certa quale (prolungata) esperienza di lavoro professionale nell’ambito della comunicazione, ma anche da un confronto con le strategie di presentazione che vengono messe in atto da altri professonisti; i quali godono di un prestigio paragonabile a quello nostro psicologico e nei confronti dei quali possiamo avere pure qualche cosa da imparare (oltre che da insegnare).

Ho dunque riportato, qui sotto in fondo, anche le attuali pagine internet di apertura dell’Ordine dei Medici, dell’Ordine degli Avvocati e dell’Ordine degli Ingegneri (equivalenti a quella del nostro Ordine lombardo, in quanto sono tutte di Milano).

Non le commento qui in modo specifico (almeno per ora) ma penso che possano aiutarci, anche solo come pietra di paragone visiva, per compiere ulteriori passi avanti.

Venendo specificamente alla immagine che introduce la pagina di apertura, nel sito di noi Psicologi della Lombardia, avanzo dunque alcune questioni, pur non pretendendo di avere in mano la risposta, ma sperando che possano stimolare dei dubbi produttivi:

  • I personaggi fotografati nella immagine della testata hanno un aspetto vivace, divertito e dimamico. Tuttavia, mi chiedo: sono davvero psicologi? Più in particolare: sono psicologhe e psicologi italiani? Sarà anche solo una mia impressione, ma certo mi ricordano un generico team aziendale americano (però: è ben possibile che io stia fraintendendo).
  • Se invece si trattasse di immagini commerciali acquistate sul mercato statunitense, mi chiedo: non potrebbe invece essere più bello e sensato che, a testimoniare la professione psicologica italiana, ci fossero delle colleghe e dei colleghi veri, autentiche e che somigliano a noi?
  • E’ davvero rappresentativo il fatto che, nel gruppo centrale, i personaggi-professioniste indossino tutte e tutti rigorosamente ed esclusivamente dei pantaloni?
  • Mi pare un fatto assai positivo che vi sia rappresentato un buon gruppo di colleghe, dato che il nostro Ordine è, per quattro quinti abbondanti, femminile. Tuttavia (sarà, di nuovo, soltanto una mia impressione) non mi pare vengano presentate nel ruolo che spetta loro. Nella immagine di sinistra: la proporzione reale è quasi rispettata (5 a 2), ma le colleghe (se sono delle colleghe) stanno rivolte tutte verso l’uomo (il capo? di che?) in mezzo. Nell’immagine di centro, la proporzione torna ad essere molto squilibrata (5 a 7) mentre il cerchio-triangolo grafico ha solo uomini ai vertici (a sinistra, a destra, di fronte).
  • Queste immagini di presentazione della professione consistono solo di azioni in gruppo. Ma molti nostri interlocutori si presentano individualmente ai servizi professionali psicologici, come persone singole che si rivolgono ad una professionista singola. Tra l’altro: uno dei contesti più tipici del nostro lavoro è l’incontro che si sviluppa nella riservatezza dello studio, faccia a faccia tra due persone che stanno più o meno sedute, assai più spesso che all’aria aperta o in un contesto di gente in piedi. Può darsi che la scelta sia di comunicare esclusivamente tra noi colleghi, invece che di proporsi al pubblico; ma, in tale caso: mi chiedo perché scegliere di allontanare i nostri fruitori potenziali.
  • Non mi sembra insomma che nella nostra immagine-simbolo venga prospettata la presenza anche degli utenti. E voglio sottolineare che mi rifiuto di prendere in considerazione la risposta disfattista, che potrebbe nascere spontanea in qualche collega di minore successo (del tipo: “E’ perché i clienti non ci sono!”). Per cui invece mi chiedo: posto che (presumo) un po’ tutti noi psicologi confidiamo di vedere una continua crescita degli utenti di psicologia, non varrebbe forse la pena di permettere a qualche nostro visitatore di trovarsi rappresentato, accanto al gruppo di vivaci ragazzi internazionali, anche come pubblico nostrano che si rivolge a noi, ottenendo una consulenza solida ed eccellente quanto rassicurante (magari: anche individuale)?
  • Infine: il molto evidente rilievo dell’allegro orsetto di peluche, che campeggia almeno da un anno a qualificare (quasi firmandola come un marchio) la nostra immagine professionale sulla destra, potrà certo stimolare la simpatia di alcuni; ma, mi chiedo: comunica davvero una connotazione efficace e significativa, in termini di qualità e di maturità e di serietà per la nostra professione, ovvero di affidabilità agli occhi dei nostri utenti?
  • Mi riesce proprio difficile capire la sua ragione d’essere, posto che la testata del nostro Ordine Professionale propone alcune figure umane, che verosimilmente vogliono rappresentare noi psicologhe e psicologi affidabilmente professionisti. Per cui mi chiedo: il pur simpatico orso-pupazzo-babacio che ruolo vi giuoca?
  • E, per concludere: è davvero utile e rappresentativo il fatto che il nostro psicologo-orsetto brandisca, come unico slogan di presentazione scritta per la nostra professione, il motto (in inglese) della vecchia campagna elettorale 2008 del Presidente degli Stati Uniti?

 

Comunque, per offrire qualche ulteriore spunto di riflessione su questi temi e per alleggerire il ritmo del dibattito, ecco una simpatica immagine che ci fa da contrappunto (credo sia una campagna internazionale del Chupa Chups):

 

Forse vale la pena che noi psicologhe e psicologi ci pensiamo dunque tutte un poco di più. Si tratta in effetti della nostra presentazione professionale: di quella più diffusamente accessibile per il pubblico. Si tratta del nostro biglietto da visita comune.

Mi rendo conto: le considerazioni che presento qui vanno forse troppo nel dettaglio. Ma noi ci occupiamo professionalmente anche di media, per cui le notiamo subito.

E teniamo conto pure, per raccogliere qualche utile spunto che aiuti a sviluppare la nostra originalità, di quanto fanno anche gli altri professionisti.

E’ bello darsi tutti da fare per migliorare. Penso che sia evidentemente possibile. Infatti: essendo uno psicologo, sono ottimista. Per cui: stiamo andando bene, ma possiamo andare ancora meglio.

 

Ordine dei Medici-chirurghi ed Odontoiatri di Milano:

Ordine degli Avvocati di Milano:

Ordine degli Ingegneri di Milano:

Ordine degli Psicologi della Lombardia: