Reagan & Basaglia liberano i pazzi dalle catene

 

C’è una strana coppia nella storia della psichiatria, composta da: A) l’attore e Presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan; B) il medico esistenzialista italiano Franco Basaglia.

Entrambi possono essere considerati i continuatori di quella linea d’intervento, nella gestione della sofferenza mentale, che nasce con il leggendario gesto di Philippe Pinel (1745-1826) al quale si attribuisce, nello spirito della Rivoluzione Francese del tardo Settecento, la “liberazione dei pazzi dalle catene” alla Salpêtrière di Parigi.

In via teorica: Ronald Reagan (1911-2004) e Franco Basaglia (1924-1980) appartengono a due ambienti che sono ideologicamente, intellettualmente e politicamente molto lontani o persino agli antipodi. Nella sostanza dei fatti però: sono due attivisti assai consonanti negli interventi che entrambi promuovono.

In particolare, per quanto la cosa possa sembrare strana a chi non studia la psicologia in modo sufficientemente approfondito: è Reagan quello che fornisce a Basaglia il modello della sua riforma psichiatrica.

 

1967/1972 – Reagan libera i pazzi dagli ospedali psichiatrici

 

Uno dei primi atti legislativi che Ronald Reagan impone nel 1967, non appena viene eletto Governatore della California (primo passo per poi diventare Presidente degli Stati Uniti dal 1981 al 1989) è il Lanterman–Petris–Short (LPS) Act.

Tale nuova Legge rende praticamente impossibile il ricovero coatto in ospedale psichiatrico di una persona che sembri manifestare disturbi mentali, salvo casi eccezionali. Il soggetto che manifesta alterazioni psicologiche evidenti può essere rinchiuso in carcere, se compie atti inconsulti, ma solo in quanto viene considerato un criminale e non in veste di paziente psichiatrico. Altrimenti non può più essere sottoposto a ricovero coatto (come accadeva prima) e deve essere lasciato libero. Lo LPS Act entra completamente a regime nel 1972.

Come atteggiamento culturale di fondo: Reagan è legato a una cultura imprenditoriale pragmatica e poco intellettualistica. Secondo tale prospettiva: la malattia mentale in larga parte non esiste, benché si possa cadere in delle forme di masturbazione mentale cui però un uomo vero è sempre in grado di fare fonte senza cedervi. Se poi una persona è davvero tarata mentalmente: allora non c’è ragione di sprecare tempo e risorse per un soggetto inadatto evolutivamente (unfitted) alla vita normale. Quindi: se non lo si può eliminare, l’idea è di lasciarlo andare al suo destino.

L’obiettivo dichiarato di Reagan è quello di scaricare l’assistenza dei soggetti psichiatrici dai costi della sanità pubblica. La sua riforma non nasce da ragioni scientifiche o medico-ideologiche, bensì dalla scelta politica liberista (indicativamente: repubblicana di Destra) che vuole ridurre al massimo l’intervento pubblico, specie con riguardo alle spese non produttive.

Cancellando il ricovero coatto in relazione alla malattia psichiatrica, Reagan cancella di fatto la responsabilità pubblica per tale malattia. Ricoverare coattivamente una persona significa che il pubblico si prende completamente carico di lei. Ma siccome con la nuova Legge il ricovero può essere solo volontario, la sofferenza mentale si trasforma in un problema individuale e privato, per cui l’amministrazione pubblica se ne lava le mani.

Lo LPS Act fa da apripista per una riforma legislativa, tesa ad abolire l’assistenza psichiatrica, che presto si diffonde nella gran parte degli Stati Uniti e anche all’estero. La parola d’ordine è: ridurre al massimo i costi pubblici dell’assistenza (psichiatrica) ospedaliera.

Più specificamente: cancellando di fatto il ricovero coatto, si trova il modo di chiudere gli ospedali psichiatrici, la cui crescita a dismisura nell’arco del Novecento rappresenta ormai un costo enorme. Tale processo di dismissione, per motivi economici, era già cominciato almeno dagli anni ’60.

Dopo la riforma introdotta da Reagan, il tramonto degli ospedali psichiatrici accelera di molto. Si arriva così all’attuale (anni Duemila) quasi totale scomparsa dei grandi ospedali psichiatrici dal panorama statunitense.

L’obiettivo dell’intervento di Reagan non è certo quello di promuovere l’antipsichiatria, bensì quello di favorire il liberismo economico e di alleggerire drasticamente la spesa pubblica. Di fatto però Reagan riesce a liberare completamente (o quasi) i sofferenti mentali dalle catene sia del ricovero coatto sia degli ospedali psichiatrici.

 

1978 – Basaglia libera lo Stato dai costi dell’assistenza ai pazzi

 

La Legge Basaglia, così come viene chiamata popolarmente la Legge 180 del 13 maggio 1978 con cui viene introdotta in Italia una nuova regolamentazione per i trattamenti sanitari volontari e obbligatori in ambito psichiatrico, persegue tutt’altri obiettivi rispetto alla riforma del liberista Reagan.

La riforma ispirata a Basaglia si lega ad una scelta ideologica e politica di ispirazione antipsichiatrica (indicativamente: democratica di Sinistra) secondo cui: ciò che viene etichettato come malattia mentale in larga parte non esiste, ma va considerato come un mito stigmatizzante ed emarginante, privo di riscontri scientifici oggettivi che siano basati sull’evidenza.

Secondo questa visione (ispirata anche dalla nuova cultura sessantottesca) la parte più retriva della psichiatria costruisce la malattia mentale come un artificio ideologico, attraverso cui il potere organizza sistemi di sorveglianza, di censura e di punizione, per tenere sotto controllo tutti quei pensieri e quei comportamenti che si propongono come alternativi rispetto all’ordine costituito.

La legge Basaglia 180/1978 nasce anche dal degrado degli ospedali psichiatrici. Questi, con l’avanzare del Novecento, vedono crescere a dismisura il numero dei ricoverati, per lo più provenienti dagli strati più poveri ed emarginati della popolazione, al di là di ogni ragionevole valutazione patologica.

Tali istituzioni totali paiono spesso essersi trasformate in luoghi di detenzione che somigliano a carceri fatiscenti, dove talvolta si realizzano dei trattamenti brutali e scientificamente discutibili, quali: lobotomie, elettroshock, camicie di forza, letti di contenizione, profusione quasi incontrollata di psicofarmaci ecc.

La cura politico-amministrativa che viene caldeggiata da Basaglia è però analoga (per non dire: quasi identica) a quella appena realizzata da Reagan. La legge Basaglia 180/1978 consiste nel rendere estremamente difficile il ricovero coatto, ottenendo così la sostanziale chiusura degli ospedali psichiatrici.

L’obiettivo dell’intervento di Basaglia non è certo quello di realizzare una politica economica liberista, bensì quello di rifiutare, sulla base di dati scientifico-clinico-umanitari, il ricovero coatto e l’ospedale psichiatrico. Di fatto però Basaglia riesce ad alleggerire drasticamente la spesa sanitaria che è connessa alla gestione pubblica diretta della salute mentale.

 

2015 – I pazzi vagano per conto loro

 

La strana coppia Reagan & Basaglia testimonia di un caso notevole in cui: operando in contesti diversi e dichiarando ragioni che in teoria sono pressoché opposte, si realizza di fatto un passaggio politico relativamente simile.

Reagan e Basaglia sviluppano due strategie di marketing cultural-scientifico-economico che sono profondamente differenti e che si riferiscono a contesti geopolitici differenti; le quali portano però a conseguenze legislative simili.

Pare quasi un inesorabile spirito della storia, il quale interviene a dispetto delle varie sovrastrutture ideologiche con cui noi ci sforziamo di rappresentarcelo da una volta all’altra.

Un risultato finale di tutto ciò è che attualmente le strade di New York o di Los Angeles sono percorse da homeless senza meta, in modo simile a quanto avviene per le strade di Milano o di Roma.

In particolare negli Stati Uniti, secondo calcoli indicativi ma circostanziati:  ci sarebbero più persone diagnosticate psicotiche che s i trovano all’interno delle carceri (come prima di Pinel) di quanti non se ne trovino al di fuori. Inoltre: non sono pochi i soggetti, verosimilmente in condizioni di squilibrio psicologico incontrollato, che si recano al supermercato, acquistano delle armi e poi sparano a sconosciuti per strada o al fast-food.

Mentre in entrambi i contesti (Italia & USA) l’assistenza per chi soffre gravemente sul piano psicologico è per lo più trasferita dal pubblico sulle spalle del privato e principalmente sulle famiglie d’origine.

Tali drammatiche circostanze non ci suggeriscono certo di riaprire gli ospedali psichiatrici pre-riforma. Ma ci inducono, una volta di più, a studiare molto bene i dati attuali e storici di ogni circostanza su cui lavoriamo; senza fermarci solo agli stereotipi di una lettura elementare. Quanto meno: se vogliamo davvero cercare di migliorare la difficile situazione di chi continua a soffre psicologicamente anche oggi.

 

 

 

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