Regia Psicotecnica: Tattica della formazione personale

 

 

SOMMARIO

SCHEMA DI LAVORO

TATTICA

Psicologia – Psicoterapia – Formazione Personale – Therapeia – Counseling – Psicotecnica – Interpretazione – Outsight Insight – Memoria emotiva Emozione mnestica – Maieutica: Portare a / Lasciare che – Catalis – Lo psicologo non guarisce: cura – Lo psicologo non aggiusta: risolve

TEATRO ATTUALE

Theatron – Teatro – Autore Attore Spettatore – Attuale – Disciplina Libertà – Laboratorio Realtà – Agenti – Persone Personagg – Prospettive – Coro Gruppo – Il maestro di scena – Figure di sfondo – Scatola – Il Grande Assente

REGIA PSICOTECNICA: SFONDI

Teoria – Cento strade Un prototipo – Regole del gioco – Tutto va bene – Chi fa ha ragione – La domanda è la risposta – L’azione amplifica l’azione – La reazione è sorpresa – Prima persona singolare – Dare strada – Individuale Collettivo – Gruppo – Poiesi Mimetica – Trovarsi – Iniziazione: La bolla – Creare: Lo stato autorale di coscienza

REGIA PSICOTECNICA: FIGURE

Analisi – Dichiarare Indicare Selezionare – Accertare l’al di là – Prologo Teorizzazione – Concretizzare Scenografare – Attivazione: Ruoli Attori – Produrre Sceneggiare – Peripezia Trama – Riconoscere Risolvere Ritornare – Socializzare Partecipare – Dopo Scena

CONCLUSIONE

PRESENTAZIONE

(quarta di copertina)

Che cos’è il counseling? E’ uno degli strumenti più tipici del lavoro psicologico, così come di altri interventi che si propongono di aiutare le persone a conoscere e a migliorare le proprie capacità emotive e cognitive. Il counseling coincide infatti con quel settore della psicologia che non si occupa tanto di fisiologia sperimentale della ragione, nè di guarigione da una specifica malattia mentale, ma che piuttosto si prende cura del soggetto per ricercarne e svilupparne le potenzialità e per facilitarne il percorso di formazione personale.

I modi più diffusi per realizzare questa forma di therapeia (nel senso originale del curarsi-di), di cui il counseling è la versione contemporanea, sono stati definiti anche con vari altri nomi quali, di volta in volta: formazione, psicoterapia, giochi psicologici, dinamiche di gruppo, role playing, psicodrammi, simulazioni, laboratori espressivi, apprendimenti organizzativi, coaching, pedagogie attive, performance training, improvvisazioni, drammatizzazioni, animazioni ecc. Tutti strumenti riconducibili alla più generale metodologia delle tecniche attive per il teatro attuale, individuale o di gruppo che sia.

Questo libro presenta, in termini sintetici ed esemplificativi, le tattiche che stanno alla base di tale intervento di counseling per la formazione personale, fondato sull’affinamento della creatività e dell’espressività attraverso l’azione. Un piccolo manuale per conoscere i principi applicativi che fondano l’arte della mente, ovvero la psicotecnica, per capirne il senso profondo e per diventarne efficacimente catalizzatori ovvero registi.

SCHEMA DI LAVORO

(introduzione)

Dopo anni di attività dedicati alla Formazione Personale con strumenti psicotecnici, sento la relativa necessità (e forse l’utilità) di presentare in forma schematica alcune linee concettuali e operative per questo particolare modo di intervento, che sta alla base di ogni lavoro psicologico (o di formazione o di psicoterapia o di counseling o di Therapeia o di quant’altro dir si voglia) il quale si proponga di fornire opportunità di crescita e di sviluppo alla persona.

Lo schema sintetizzato in queste pagine nasce da alcune istanze. Una è quelle di mettere un po’ di ordine, dandogli forma, a una pratica che considero fondamentalmente inspiegabile (se non nell’azione) ma che può forse avvantaggiarsi di una certa disciplina anche cognitiva. Un’altra è di fornire qualche spiegazione a chi, al di fuori degli atti psicotecnici, fatica a capire che cosa stiamo facendo (il che è abbastanza ovvio, visto che il Teatro Attuale riesce in qualche modo comprensibile solo nel suo svolgimento presente, attivo e concreto). Infine: rispondere alla richiesta, espressa in termini tanto affettuosi quanto incalzant, dai miei allievi latamente intesi (in effetti: allievi di se stessi, con la mia collaborazione), di avere un testo da cui riflettere su quanto stanno apprendendo da soli.

Ho dunque dedicato qualche momento a scrivere questo piccolo libro o manualetto (nel senso che sta nelle mani e forse aiuta a muoverle, come fa ogni buon Maestro di qualsiasi scena), nella vaga prospettiva di forse contribuire, almeno indirettamente, al maneggiamento di tutta la questione.

La forma di questa presentazione è per così dire drastica (schematica, sintetica ecc). Ciò significa che non mi dilungo in spiegazioni. Mi limito piuttosto a delle affermazioni di principio. Enuncio più che giustificare. Mentre, data la natura di quanto vi espongo, lo sforzo di lucidità che compio si esprime a volte per il tramite dell’allusione a una immagine soggettiva piuttosto che con l’illusione di una realtà oggettiva.

Non ci vorrebbe molto (a me come ad altri) per dimostrare, su di un piano teorico erudito e dettagliato, che la psicotecnica é una meraviglia. Ma, per questa funzione epistemologico-celebrativa, rimando ad altra occasione (passata e/o futura). Anche perché la psicotecnica non ha particolari pretese di originalità, visto che trova i propri principi costitutivi in molte tradizioni consolidate.

Ho cercato in particolare, tra l’altro, di rendere più esplicito e chiaro quanto in altra sede ho proposto in forma più ampia e approfondita, e magari migliore, ma anche forse un po’ dispersiva (rispetto all’operatività dell’intervento in atto).Questo anche perché: si può benissimo realizzare la psicotecnica senza averne una coscienza chiara, ma un certo livello di consapevolezza rispetto alle modalità, anche teoriche, di quello che si sta facendo può aiutare.

Considero la psicotecnica una pratica che ha a che fare con lo zen (il quale è un atteggiamento mentale e non una teoria messa nero su bianco). Tuttavia: non farà male affacciarsi a una sua sintesi analitica. Tutt’al più, servirà alla costruzione di un testo (quale in effetti questo è).

Aggiungo che: spiegazione viene da spiegare, o di-spiegare; ovvero dall’atto di (di)stendere qualcosa che è con-tratta (magari anche una vela per intraprendere un viaggio). Che: de-scrizione viene da scrivere. Che: ri-flettere viene da flettere. Dunque, forse: guardarsi in uno specchio dipinto, o realizzato da altri, o piegare in se stessi attraverso le parole esplicitate in un atto.

Un’ultima precisazione: anche questo è un libro di poetica psicotecnica, dove però l’espressione “poetica” è sostantivo. La teoria (qui: tattica) della psicotecnica è infatti una poetica in quanto riguarda il fare. Non vi si tratta cioè dell’espressione poetica della persona (dove poetica è aggettivo), ma di una drammaturgia (urgo, latino: incalzo, spingo, sollecito; dran, greco: azione) intesa come modalità per facilitarne la realizzazione. Non vi si propone dunque una presentazione intellettuale del Theatrum Psychotechnicum, bensì una ricerca di spunti perché questo, di volta in volta, si realizzi.

Ed ecco, qui di seguito, il modesto risultato.

 

 

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