Se il disagio psicologico è scientificamente una malattia cerebrale: Allora la psicologia è oggettivamente inutile

Bosch : Il medico ciarlatano e la pietra della follia – 1494

 

Il modo classico con cui si dimostra che tutto ciò che pare soggettivamente psicologico (riferito alla mente-mind) è in realtà oggettivamente neuropsichiatrico (riferito al cervello-brain) consiste nel chiamare neuropsichiatrico tutto ciò che è psicologico.

Riferisco in questa sede di un brillante esempio per tale strategia retorica, spacciata per Scienza, che ha ottenuto di recente un buon successo scientifico.

Merita sottolineare che tale solida dimostrazione non è stata prodotta dal Comitato scientifico del Partito Comunista Sovietico ai tempi di Stalin, quando ogni forma di dissenso è classificabile solo come malattia mentale. La dimostrazione è realizzata invece da un gruppo di una settantina di autorevoli personaggi, tutti rappresentativi di quello che solitamente è indicato come il mondo assolutamente più evidence based and controlled della Scienza, dotato (come si conviene) di elevato Citation Index e Impact Factor.

Tale gruppo (insolitamente vasto e che ricorda il modello del Manifesto ideologico) di scienziati si coalizza nel comunicarci in primo luogo, sin dal titolo, un fatto che è oggettivamente evidente a chiunque e cioè: che qualsiasi disagio psicologico coincide solo ed esclusivamente con una malattia cerebrale.

Non si tratta di una forma terminologica incidentale. Il titolo di questa Ricerca Scientifica si riferisce precisamente al Costo economico delle malattie mentali [BRAIN DISORDERS] in Europa. La rivista che lo promuove è lo European Journal of Neurology.

L’articolo sarebbe di per se stesso interessante per quanto riguarda i dati riportati, che paiono utili nel dettaglio. La perversione sta tutta nella politica scientifica che viene perseguita dal gruppo come dimostrazione generale.

 

Come si può riuscire a rendere neurologico tutto ciò che è psicologico?

 

Lascio da parte la presentazione dei costi sanitari e di quelli extra-sanitari, che è il punto da cui parte la relazione e che può risultare utile (ognuno lo può studiare personalmente su internet). Ricordo invece il dato generale.

Dal rilevante lavoro si evince che secondo questi brillanti Scienziati: ci sono circa 380 milioni e 100 mila malati di mente in Europa (su una popolazione di circa 740 milioni).

Si scopre così subito che i “subjects affected” come vengono chiamati, hanno contratto nella stragrande maggioranza dei casi (cioè nella quasi totalità) il loro Brain Disease nella forma di malattie che appaiono a chiunque oggettivamente quanto inesorabilmente diagnosticabili solo come cerebrali, quali:

 

MALATI CEREBRALI in Europa secondo Olesen e altri 70 (2012) su European Journal of Neurology 
Mal di testa (headache) 152,8 Milioni
Disturbo d’ansia (anxiety) 69,1 Milioni (di cui: fobia specifica: 22,7 milioni; fobia sociale: 10,1 milioni)
Disturbo del sonno (sleep) 44,9 Milioni
Disordine dell’umore (mood) 33,3 Milioni
Disordine psicosomatico (somatomorf) 20,4 Milioni
Dipendenza (addiction) 15,5 Milioni (di cui: 14,6 milioni da Alcool; mentre il Tabacco non è considerato dagli Scienziati)
Disordine dell’infanzia/adolescenza (child/adolescent) 5,9 Milioni
Disordine di personalità 4,3 Milioni
Disordine alimentare (eating) 1,5 Milioni
TOTALE 347,7 Milioni

 

Confesso che ero all’oscuro del fatto che l’ansia sociale e il disturbo alimentare e l’insonnia e tanti altri disagi della nostra esistenza quotidiana fossero delle Malattie Cerebrali. Ma forse non sono il solo.

Altre infermità, tra le malattie indicate, sono definibili come malattie cerebrali solo tra molti e molti dubbi, visto che nella maggior parte dei casi non esiste alcuna evidenza, né fisiologica né anatomo-patologica, cui fare riferimento per definirli come tali.

È il caso di: demenza (6,3 milioni); disordini psicotici (5 milioni); ritardo mentale (4,2 milioni); epilessia (2,6 milioni).

C’è poi il caso dell’infarto cerebrale (stroke: 8,2 milioni) e del trauma cerebrale (traumatic brain injury: 3,7 milioni) che sono sì a carico del cervello, ma che si possono classificare come malattie mentali, ancorché nell’ambito di questo strano calderone, solo in un senso davvero molto particolare.

Non mancano infine, in questa emblematica Ricerca Scientifica, anche dei casi di malattie cerebrali (secondo una classificazione che peraltro suona non poco discutibile) relativamente più realistici, quali: morbo di Parkinson (1 milione e 200 mila); sclerosi multipla (500 mila); disordini neuromuscolari (300 mila); tumore cerebrale (200 mila); mentre il morbo di Alzheimer curiosamente non compare in nessun punto della Ricerca.

Come si nota: almeno 345 milioni di casi (sui 380 qui molto scientificamente elencati) sono definibili come malattie cerebrali solo nella testa di questo strano gruppo di Scienziati.

Però, visto il contesto, i referee, gli impact factor, i citation index e così via: un lettore davvero sprovveduto potrebbe persino crederci.

Nel contempo: una Ricerca Scientifica tanto solida sul piano oggettivo come questa può certo fare da supporto al giusto aumento nelle prescrizioni e quindi nelle vendite di psicofarmaci, per affrontare tali malattie evidentemente cerebrali. Aumento che infatti da anni va drasticamente crescendo in tutto il mondo e in particolare nel sistema sanitario europeo.

Affidiamoci dunque tutti (come vuole il codice d’onore del vero Scienziato) a questo genere di dimostrazioni oggettive e scientificamente qualificanti.

Dimentichiamoci invece della psicologia e degli interventi psicotecnici, che si dimostrano evidentemente inutili (e forse anzi condotti in mala fede) quando pretendono di affrontare con dei mezzi banalmente psicologici delle malattie che a chiunque, con l’autorevole certificazione delle case farmaceutiche internazionali, appaiono invece, evidentemente quanto scientificamente, solo come cerebrali.

 

La fonte della dimostrazione evidente

 

Olesen, J., Gustavsson, A., Svensson, M., Wittchen, H.U., Jönsson, B.; with the collaboration of: Jordanova, A., Musayev, A., Gustavsson, A., Gabilondo, A., Maercker, A., Melin, B., Jönsson, B., Walder, B., Gannon, B., Schlehofer, B., Faravelli, C., Allgulander, C., Ljungcrantz, C., Jacobi, C., Muresanu, D.F., Hilton Jones, D., Ehler, E., Beghi, E., Norwood, F., Aguilera, F., Jacobi, F., Jacobi, F., Kobelt, G., Meinlschmidt, G., Steinhausen, H.C., Wittchen, H.U.,Verschuuren, J., Vallat, J.M., Glaus, J., Reese, J.P., Olesen, J., van Os, J., Bentzen, J., Alonso, J., Garcia-Ibanez, J., Dams, J., Rehm, J., Lauer, K., von Wild, K., Karampampa, K., Stovner, LJ., Vécsei, L., Fratiglioni, L., van den Berg, L.H., Jönsson, L., Salvador-Carulla, L., Perrin, M., Milenkova, M., Knapp, M., Preisig, M., Moscarelli, M., Ekman M., Linde M., Pugliatti M., Svensson M., Rogers MM., Tenovuo O., Van den Bergh P., Azouvi P., Vos, P., Jennum, P., Martinez-Leal, R., Dodel, R., Simon, R., Lieb, R., Drabsch, S., Otero, S., Kurth, T., Xu, W., Winter, Y. (2012). The economic cost of brain disorders in Europe. European Journal of Neurology, 19(1), 155-162. L’articolo è attualmente in versione openaccess, forse a motivo della sua rilevanza dimostrativa, su internet.

 

 

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