Sofferenza mentale: I muri resistono ancora

 

Il 31 marzo 2015 sul territorio italiano avrebbero dovuto chiudere (per legge) tutti gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, detti anche OPG o Manicomi Criminali, che ancora esistono.

I 6 Ospedali Psichiatrici Giudiziari italiani sono stati dichiarati ufficialmente chiusi. Però risulta anche, ai primi d’aprile del 2015, che nessuno di essi ha chiuso davvero.

Le Regioni inadempienti (in effetti: tutte) sono state minacciate di commissariamento da parte del Ministero della Giustizia, visto che questi ospedali non dipendono dal Ministero della Salute. Ma intanto i loro (circa) 700 ricoverati-detenuti sono sempre lì.

Il problema degli Ospedali Psichiatrici, assieme a quello più generale dell’assistenza alle persone che soffrono psicologicamente e alle loro famiglie, è assai complesso, drammatico e pieno di contraddizioni. Risolvere tale problema è difficile. Il percorso da realizzare è pieno di ostacoli.

Non tento nemmeno di sintetizzare qui tutta la storia, dell’ospedale psichiatrico così come del movimento detto antipsichiatria, che richiede molta serietà e impegno per essere capita e possibilmente superata.

Sulla questione si riflettono anche tante visioni, spesso mitologiche, della sofferenza mentale.

Ad esempio: negli ambienti reazionari e socio-culturalmente più semplici, il sofferente psicologico è associato al migrante e al delinquente perverso, mentre su entrambi vengono proiettate paure di sapore diabolico; per cui sono percepiti come i testimoni di un male in agguato e che resta sempre pronto a scatenarsi contro di te.

In modo complementare: negli ambienti progressisti e socio-culturalmente più sofisticati, il sofferente psicologico è associato al migrante e all’artista visionario, mentre su entrambi vengono proiettate fantasie di sapore angelico; per cui sono percepiti come i testimoni di un bene cui abbiamo rinunciato con la civiltà e che finalmente torna ad esprimersi.

Tuttavia, come accade in molte questioni intricate: gli slogan non aiutano molto.

Di fronte alla triste ennesima procrastinazione di fatto degli OPG, ricordo che il Presidente della Repubblica ha ritenuto di definire tali “Ospedali psichiatrici giudiziari, autentico orrore indegno di un paese appena civile” nel suo Messaggio di fine anno del 31 dicembre 2012.

Giusto un anno fa, quando la chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, che già da anni era stata pronosticata tra squilli di tromba per quella data, è stata rimandata (legge 81/2014) per l’ennesima volta; il Presidente della Repubblica ha voluto ribadire ufficialmente tutto il suo “rammarico” per l’incresciosa circostanza.

Occorre tornare a studiare questi eventi e ricavarne possibilmente utili indicazioni, visto che è passato più o meno mezzo secolo dall’affermarsi della scelta di chiudere gli ospedali psichiatrici, che coincide con il movimento internazionale degli psichiatri-non-psichiatri (l’anti-psichiatria psichiatrica).

A questa nuova visione dell’intervento di sostegno ai sofferenti mentali ha fornito grandi contributi, in particolare, il genio psicologo di Michel Foucault. Nel caso dell’Italia, sono passati quasi quarant’anni dalla Legge 180 o Legge Basaglia, che in teoria ha introdotto il superamento degli Ospedali Psichiatrici già nel 1978.

Tale superamento degli Ospedali Psichiatrici in realtà non è mai stato realizzato: né in forma piena né con i supporti necessari.

Senza dubbio, in Italia sono stati compiuti notevoli passi avanti in tale direzione; ma evidentemente, ancora dopo quasi mezzo secolo, molto resta da fare.

Quanto accade negli anni ’60 del Novecento, attorno al tema della salute mentale e della sua natura bio-medica oppure psicologica, è una delle motivazioni che ha portato al costituirsi dei Corsi di Laurea di Psicologia e poi delle Facoltà di Psicologia e dell’Ordine degli Psicologi in Italia.

Riflettere puntualmente su tutto il lungo percorso e sul suo parziale fallimento, pur senza dimenticare il suo parziale successo, può offrirci oggi molti e nuovi spunti per lo sviluppo e per il miglioramento del movimento psicologico nel nostro Paese.

Augurandoci di poter ritornare prima o poi su questi temi in occasioni migliori.

 

Aggiungi ai preferiti : Permalink.

Lascia un commento