Vittorio Benussi ipnotista (1878-1927)

 

Vittorio Benussi (1878-1927) nasce a Trieste, dove si laurea in filosofia. Successivamente studia alla scuola di Graz, con Alexius Meinong. Rimane lungamente a Graz, dove si sposa e dove nel 1915 diventa direttore del laboratorio di psicologia sperimentale.

Al tempo, Trieste faceva parte dell’impero autro-ungarico e la cultura di Benussi, che pure è di spirito decisamente italiano (ma che cresce di madrelingua tedesca tanto quanto di madrelingua italiana), è molto legata alla tradizione mittel-europea.

Dal 1919 è professore di psicologia generale all’Università di Padova ed è considerato un padre nobile degli studi psicologici a carattere scientifico in Italia.

Dal 1922 diventa direttore dell’Istituto di Psicologia Sperimentale dell’Università, le cui fondamenta erano state poste da Roberto Ardigò nel 1882.

Conduce importanti ricerche sulla psicologia della percezione, ben conosciute a livello internazionale. Pubblica per lo più articoli di ricerca, ma anche due importanti volumi dedicati all’ipnosi-suggestione, intesa sia come metodica fondativa per la ricerca nel campo della psicologia sperimentale [1925] sia come strumento elettivo per comprendere la psicologia dinamica [1932].

Col procedere delle sue ricerche, diventa sempre più centrale nel progetto scientifico di Benussi l’intento di studiare il subcosciente in una prospettiva sperimentale attraverso l’ipnosi.
Il testo principale di Benussi [1925] contiene diecine di esperimenti rigorosi, intesi a studiare con grande dettaglio le risposte ipnotiche, in particolare attraverso la registrazione del respiro durante la trance, tramite il poligrafo.

Il vasto lavoro di Vittorio Benussi nel campo dell’ipnosi era assai promettente, ma viene interrotto all’improvviso dal drammatico suicidio che questi mette in atto a 49 anni, bevendo del the al cianuro nel suo studio in università a Padova.

Benussi ritiene che l’ipnosi sia la via regia per poter realizzare un’analisi psichica reale e oggettiva, nel senso più profondo delle scienze naturali.

 

Ecco una citazione che rende bene l’idea dell’atteggiamento di Benussi nei confronti dell’ipnosi:

  • “Nessuno vorrà porre in dubbio che l’introspezione, pur essendo la sola via per la quale si possono apprendere gli atteggiamenti della vita interiore, basti agli effetti di un’ analisi psichica esatta. È sicuro, non solo che senza introspezione non si può fare della psicologia. ma anche che con la sola introspezione si può fare assai poco. La fisica nulla può fare senza l’extrospezione; ma fino a tanto che non si cercò di superarla, cioè di costringerne le condizioni sperimentalmente, anche la fisica non poté liberarsi da ambiguità prescientifiche. La tecnica psicologica sperimentale è però ancora lontana da quella perfezione che l’esperimento ha raggiunto nelle discipline naturali e biologiche. La possibilità di variare volontariamente le condizioni di un ‘esperienza, di mantenere costanti o di graduare alcuni fattori parziali, di imprimere ad un processo uno sviluppo più o meno rapido, sono altrettante difficoltà ritenute quasi insormontabili se non intrinseche, e quindi in via di massima insuperabili, dell’analisi psichica. È questo disagio sperimentale che la suggestione può, a mio modo di vedere, render meno sensibile, avvicinando l’analisi psichica, che fino ad oggi non poté essere di fronte a fondamentali problemi psicologici nient’altro quasi che pura analisi mentale, ad una vera e propria analisi reale, basata su reali sconnessioni ed esperienze costruite su una collettività di elementi costanti od a variabilità univoca od inambigua” [Benussi].

 

 

 

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