Wertheimer: Effetto Phi

 

L’Effetto Phi, uno dei più classici in psicologia, attiene al fenomeno della persistenza percettiva degli oggetti

Fenomeno psicologico per cui tendiamo a integrare gli stimoli che continuamente arrivano ai nostri organi di senso, dall’ambiente che ci circonda, come se questi fossero sempre originati da singoli oggetti permanenti (anche quando non lo sono)

L’Effetto Phi si evidenzia platealmente nel fatto che la presentazione in rapida sequenza di una serie di stimoli visivi fissi, distanziati tra loro da una frazione di secondo, produce in noi la percezione di un solo elemento che si muove nello spazio

Il Fenomeno Phi è stato portato in primo piano, nell’ambito della psicologia, da una ricerca di Max Wertheimer (1880-1943) pubblicata nel 1912: Kinematograph Bewegung; Bewegungstäuschungen (nei suoi: Studi sperimentali sulla percezione del movimento)

Il Fenomeno Phi è considerato uno dei più centrali nel fondare la psicologia della Gestalt, dato che concretizza con grande evidenza la natura costruttiva della nostra percezione

Nel caso specifico: avviene che noi ci rappresentiamo come assolutamente reale, nel nostro mondo mentale, un movimento che nel mondo fisico evidentemente non c’è

Il Fenomeno Phi è anche un classico caso (tra i molti che ricorrono nell’ambito della disciplina) di auto-certificazione sostanzialmente fittizia della propria originalità da parte della psicologia accademica

Il modo in cui Wertheimer inserisce il Fenomeno Phi nell’ambito della ricerca sperimentale contribuisce infatti a fondare una concezione nuova e sperimentale in psicologia (quale è appunto la Gestalt)

Ma il fenomeno Phi in se stesso non è certo una scoperta della psicologia scientifica, dato che questo era perfettamente noto alla psicologia concreta in azione, oltreché già utilizzato da vari decenni nell’ambito della produzione cinematografica, che precede di molto il lavoro di Wertheimer

Caso mai, è il ben noto fotografo inglese Eadweard Muybridge (1830-1904) a evidenziarlo e a studiarlo in chiave innovativa

Dato che Muybridge già nel 1878 ha inventato la cronofotografia, fotografando in sequenza i movimenti di un cavallo e del suo fantino, grazie all’impiego di una batteria di 24 fotocamere messe in fila, una accanto all’altra, su un lato della pista di galoppo

Successivamente Muybridge assembla la serie delle foto così ottenute in una sequenza continua, che è la prima presentazione concreta proprio di quel fenomeno di permanenza percettiva dell’oggetto su cui la psicologia della Gestalt metterà cappello, 34 anni dopo, con il nome di Effetto Phi

 

 

La tecnica del movimento apparente realizzata da Muybridge verrà poi ampiamente utilizzata anche in vari altri contesti

Soprattutto: è alla base del modo con cui è stato costruito ogni video-filmato, da allora a oggi: una scarica continua di 16/50 fotogrammi fissi al secondo, che (grazie al loro assommarsi sulla nostra retina) producono nello spettatore la (falsa) percezione di un movimento che appare continuo e del tutto naturale

Insomma: l’Effetto Phi è assai significativo come esempio di psicologia moderna

Tanto nel suo evidenziare un fenomeno percettivo rilevante

Quanto nel lasciare credere che la psicologia scientifico-accademica di laboratorio abbia realizzato in forma inedita una scoperta qualificante mentre invece si tratta di un tipico risultato empirico della psicotecnica pratica

 

 

 

Se invece vuoi vedere la storia della finzione di movimento nel cinema mediante i Frame Rate (effetto phi) che si è sviluppata ampiamente al di fuori della (a volte un po’ troppo presuntuosa) psicologia accademica ufficiale, può essere interessante vedere questo:

 

 

 

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