A me gli occhi! Non necessariamente: La testimonianza di un ipnologo non-vedente

 

 

L’espressione “A me gli occhi!” evoca immediatamente l’idea dell’ipnosi.

Secondo il classico modello del fluido magnetico animale che promana dalla persona, l’ipnotista concentra il suo potente raggio visivo sull’ipnotizzando e così facendo lo magnetizza. E’ un’immagine che ricorre anche in molti film e in testi di ipnotismo-magnetismo particolarmente poco attendibili, ma fantasiosi.

Infatti: non è per nulla necessario il fantomatico “sguardo magnetico” per suggestionare la trance. Un simile atteggiamento dello sguardo è solo un semplice artificio suggestivo per rendere più scenografica l’induzione della trance e contribuire, con manovre che possono fare una certa impressione sul piano spettacolare, a favorire la suggestione ipnotica.

Il dato è dimostrato dal fatto che può benissimo esercitare l’ipnosi anche un non-vedente. Lo dimostra il caso del simpatico William Craft, ipnotista non-vedente di Hollywood in Florida (appena a nord di Miami) che, negli anni ’70, appoggiandosi al suo cane-guida Ian, ha esercitato l’ipnosi, come impegno civile a supporto di chi ne ha bisogno, soprattutto aiutando ragazzi con difficoltà di apprendimento.

Il caso di William Craft è la dimostrazione vivente del fatto che non è necessario lo sguardo per ipnotizzare.

Dimostra anche, una volta di più, che l’ipnosi è assai paritaria e può essere esercitata, così come può portare aiuto, a tutti, senza nessuna distinzione. In particolare: rende evidente che, anche nel caso dell’ipnotecnica, si potrà magari essere “diversamente abili”, ma comunque ci si può dimostrare anche “altrettanto efficaci”.