L’ipnosi-suggestione è utile in chirurgia, anche come anestetico e come analgesico

 

 

L’ipnosi viene utilizzata diffusamente, da secoli, in manovre mediche e chirurgiche, per produrre della anestesia (inibizione generale della sensibilità) o della analgesia (inibizione specifica della sensibilità dolorifica) attraverso la comunicazione suggestiva.

L’impiego della trance per limitare o per allontanare il dolore, legato a manovre di tipo medico, risale probabilmente all’alba dell’umanità, specie nell’ambito di quella che viene definita come cura suggestiva, soprattutto per la mancanza di analgesici chimici alternativi.

In tempi più moderni: l’ipnosi è presente in chirurgia, come metodica di supporto ma talvolta anche come unico anestetico impiegato nell’intervento, almeno da due secoli.

Negli anni ’40 dell’Ottocento, l’impiego della suggestione chirurgica si diffonde in misura notevole, anche perché si tratta praticamente dell’unico anestetico rapido ed efficace che sia disponibile all’epoca.

Con gli anni ’50 (sempre dell’Ottocento) l’anestesia ipnotica viene però soppiantata dall’uso del cloroformio, che occupa ben presto una posizione del tutto preminente, per essere poi sostituito a sua volta da nuovi prodotti chimici sempre più sofisticati.

Si ritiene che l’anestesia suggestiva possa presentare dei vantaggi rispetto a quella chimica, tra cui:

  • Assoluta naturalezza della metodica e quindi mancanza di tossicità e di reazioni allergiche
  • Crescita dell’efficacia per il paziente in seguito all’apprendimento, che la rende sempre più proficua con l’uso, invece che ridurne l’efficacia per effetto dell’abitudine, come invece può capitare con i farmaci analgesici
  • Minori effetti dannosi collaterali
  • Mancanza di assuefazione bio-chimica
  • Economicità