Rachmaninoff ha composto il suo Concerto n.2 anche grazie all’ipnosi-suggestione professionale

 

 

Alcuni sembrano ritenere (per quanto ciò possa suonare strano, in base all’esperienza) che l’ipnotecnica funzioni solo con le persone più ingenue. Per la serie: se sei un credulone, allora ci caschi.

Invece: noi sappiamo bene che l’ipnosi è di particolare aiuto proprio alle personalità più geniali. Lo dimostra in modo evidente il caso di Sergei Rachmaninoff, uno dei maggiori musicisti nella storia della musica classica.

Mentre la sua produzione artistica sta sbocciando, tra il 1899 e il 1900, Rachmaninoff attraversa una fase che sta tra l’apatia e la depressione, per cui non se la sente più di scrivere musica, pur continuando a tenere eccellenti concerti come pianista.

A questo punto si rivolge all’ipnotista Nikolai Dahl che, con una opportuna sequenza di sedute, lo aiuta a ritrovare la motivazione a creare.

Nel giro di poco tempo, il grande musicista riprende a comporre, produce il suo ben noto Concerto n.2 per piano e orchestra e, per riconoscenza, dedica il Concerto all’ipnotista Dahl.

Non è certo l’ipnosi a comporre le musiche di Rachmaninoff; ma è certo anche grazie all’ipnosi che Rachmaninoff le compone.