Santa Apollonia protegge dal mal di denti, mentre vigila su dentisti e ipnotisti

 

Santa Apollonia nella versione di Giovan Battista Salvi detto il Sassoferrato – Perugia XVII secolo

 

Secondo una delle leggende diffuse, Apollonia sarebbe stata una martire del terzo secolo ad Alessandria d’Egitto, in occasione degli scontri tra militanti delle varie sette cristiane, scatenati forse dal vaticinio di una sacerdotessa di Apollo, attorno all’anno 250. Durante questi tumulti Apollonia, che è descritta da Eusebio come “già avanzata nell’età” ancorché vergine, sarebbe forse stata colpita da un colpo al viso che le avrebbe fatto cadere i pochi denti.

In una successiva versione più elaborata, che comincia ad avere grande successo soprattutto a partire dal medioevo, la si trasforma piuttosto in una ragazza (quasi tutte le sante sono presentate iconicamente come delle giovani dal volto angelico) cui i denti vengono strappati appositamente, con una tenaglia, come forma di tortura per farle abiurare il dio monoteista.

Secondo altre voci ancora, che aggiungono nuovi dettagli, Apollonia sarebbe anche stata minacciata di venire bruciata, per cui, essendo peraltro nella condizione di circolare liberamente, si sarebbe suicidata buttandosi di sua iniziativa dentro ad un fuoco, per evitare di venire bruciata dai miscredenti o di essere ulteriormente tormentata.

In molte versioni relativamente moderne del racconto: Apollonia è descritta come particolarmente serena nel resistere al dolore, che si accompagna al colpo ricevuto o all’estrazione dei denti, apparentemente in virtù di qualche provvidenziale intervento soprannaturale.

Si parla anche spesso di un singolo dente, che le viene estirpato e che caratterizza dunque la sua immagine ufficiale, dove viene abitualmente rappresentata con in mano una tenaglia che stringe appunto un dente (generalmente: uno solo).

Al di là dei fatti storici, la cui realtà è giustamente di scarso rilievo in questioni di fede, l’icona di Santa Apollonia è molto diffusa nelle chiese e nelle immaginette, con un buon seguito di fedeli a lei devoti.

Apollonia è diventata lo spirito protettore dei dentisti, ma più ancora dei loro clienti e in genere di chi soffre per qualche male ai denti o alla bocca.

Una caratteristica tipica della devozione nei confronti di Apollonia si lega alla speranza, da parte dei pazienti, che questa li possa proteggere dal dolore o quanto meno permetta loro di affrontare gli interventi odontoiatrici senza troppo soffrire.

La natura miracolosa della figura di Apollonia viene legata, nella visione popolare, proprio al fatto di rimanere apparentemente anestetica durante il possibile malefico intervento da parte degli aggressori ai suoi denti.

Il miracolo di Santa Apollonia sembra infatti consistere in una dissociazione analgesica, per cui il dolore ai denti viene verosimilmente stimolato a livello fisiologico, ma non viene raccolto a livello percettivo cosciente.

E’ proprio quello che spesso si ottiene per via ipnotecnica, da parte di molti odontoiatri. Mentre la capacità analgesica (in generale e non solo in ambito odontoiatrico) dell’ipnosi è uno degli effetti più notevoli che si possono raggiungere in medicina e appunto, in modo particolare, nel caso degli interventi dentistici.

Riesce dunque facile immaginare che la protezione di Santa Apollonia si estenda, oltre che ai pazienti odontoiatrici e ai loro medici, anche a quanti aiutano entrambi (così come tanti altri, al di là della medicina) a raggiungere una maggiore serenità nella cura.

 

Merita notare anche che Apollonia significa: “sacra ad Apollo”, il dio del sole o Sol Invictus [rappresentato qui sotto, in un mosaico romano del secondo secolo, ad El-Jem in Tunisia]. Apollonia è presentata come egiziana, e quindi anche come potenziale messaggera (o dissidente) di Hermes.

 

Apollo Sol Invictus, mosaico romano tunisino del secondo secolo

 

Apollonia potrebbe essere un personaggio storico come anche potrebbe essere una figura di pura fantasia; problema che del resto riguarda qualsiasi mito. In effetti: abbiamo appena delle vaghe testimonianze su questo personaggio.

Ne parla Eusebio di Cesarea (265-340), nella sua Historia Ecclesiastica [in effetti: ekklhsiastikhs istorias, essendo scritta in greco] che è una specie di antologia in cui l’autore mette assieme e riorganizza vari miti e racconti precedenti. Eusebio sostiene di rifarsi a una lettera del vescovo (san) Dionigi di Alessandria, il quale riferirebbe episodi di cui potrebbe essere stato testimone o di cui almeno potrebbe avere sentito dire da fonte che a lui pare attendibile.

Siamo insomma (come sempre in questi casi) ai limiti della leggenda metropolitana, riferita e rielaborata più volte, in una prospettiva edificante e promozionale, attraverso molte e diverse successive narrazioni fino ad oggi.

Eppure, come avviene in genere nella mitologia, la drammatica storia, fantastica o realistica che sia, mantiene tutto il suo fascino (e le sue speranze di magica salvezza) indipendentemente dalla eventuale precisione storiografica di quello che propone.